FUNGI (officinalis ®): IL CIBO-MEDICINA

The concept of “food as medicine,” rooted in Hippocratic tradition, is applied to mushrooms, whose role lies between nutrition and health. Although often marketed as medicinal, their classification remains debated due to variability in active compounds and the tension between scientific evidence and commercial use. Historically, mushrooms have provided essential nutrients, particularly for poorer populations, serving as a valuable source of proteins and vitamins and contributing to disease prevention. In parallel, some species have been used in ritual and psychoactive contexts. In Japan, widespread and regular consumption of mushrooms has been associated with a marked reduction in stomach cancer and other diet-related diseases, alongside increased life expectancy and improved overall health. Their integration into daily diets across the population has coincided with significant public health improvements. The development of Fungi officinalis® introduces a cultivation method aimed at enhancing key bioactive compounds—such as ergothioneine, vitamin D2, and beta-glucans—linked to antioxidant, anti-inflammatory, immunomodulatory, and antineoplastic effects. These compounds are associated with both the slowing of aging processes and the inhibition of abnormal cell proliferation. Mushrooms are ultimately positioned within a broader biological and ecological framework, in which human health is closely connected to a symbiotic relationship with fungi, suggesting a shift toward a more integrated understanding of life and environmental balance.

“Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”, affermava Ippocrate di Kos (466 a.C.), padre putativo della medicina e autore del celebre Giuramento a cui ancora oggi i medici si conformano eticamente al momento dell’iscrizione all’Ordine.

Questa frase è tuttora attuale e viene spesso richiamata, anche in ambito commerciale, quando si parla di alimenti funzionali, parafarmaceutici o biologici con presunte proprietà salutistiche. Tuttavia, nella cultura moderna, l’accostamento tra cibo e medicina risulta spesso “indigesto”: il termine medicina richiama infatti la malattia, e per questo si preferisce parlare di alimenti con proprietà nutritive o salutistiche.


I funghi “medicinali”: tra scienza e marketing

Dalla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti, grazie anche agli immigrati cinesi, si è diffusa l’idea di alcune specie di funghi coltivati con presunte virtù curative, definiti appunto “funghi medicinali”.

Tuttavia, le sostanze nutrizionalmente rilevanti presenti in questi funghi sono spesso in quantità minime e variabili, rendendo questa classificazione aleatoria e scientificamente discutibile. Se per ottenere un effetto medicamentoso è necessario consumarne quantità elevate, viene meno il concetto stesso di alimentazione, che dovrebbe essere equilibrata, sostenibile e variata.

Di conseguenza, la definizione di “fungo medicinale” è stata spesso percepita più come una strategia commerciale che come una reale categoria scientifica. Nel tempo, il fungo è stato progressivamente spostato dal concetto di alimento a quello di integratore parafarmaceutico, soprattutto in Europa, con risultati alterni e non sempre supportati da evidenze solide.


Il valore nutrizionale tradizionale dei funghi

Fin dall’antichità, i funghi epigei spontanei hanno rappresentato una risorsa fondamentale, soprattutto per le popolazioni rurali più povere. Erano infatti una delle poche fonti disponibili di proteine nobili e vitamine.

Grazie alla possibilità di conservarli essiccati o sott’olio, i funghi costituivano un alimento prezioso, spesso utilizzato in sostituzione della carne, ad esempio sulla polenta durante le fredde serate invernali. In questo senso, rappresentavano un vero “cibo-medicina”, contribuendo anche a prevenire malattie come la pellagra.

Parallelamente, alcune specie di funghi, in particolare del genere Psilocybe, sono state utilizzate in contesti rituali e sciamanici in Sud America e in India per le loro proprietà allucinogene. Oggi questi funghi sono tornati al centro dell’interesse scientifico in ambito psichiatrico, ma questo rappresenta un capitolo a parte.


Il caso Giappone: funghi e salute pubblica

Il paese che più di tutti ha valorizzato i funghi come cibo-medicina è il Giappone. Negli anni ’70, il Giappone presentava la più alta incidenza mondiale di cancro allo stomaco, senza che se ne comprendessero le cause.

Un’osservazione epidemiologica rilevò però che in alcune aree con elevata coltivazione e consumo di funghi, la popolazione mostrava una sorprendente riduzione dei casi di tumore gastrico.

Da questa evidenza partirono rapidamente studi e applicazioni pratiche:

  • introduzione di estratti di funghi nei protocolli terapeutici oncologici (come il lentinano da Shiitake)
  • inserimento sistematico dei funghi nella dieta quotidiana della popolazione (200–300 g a settimana)
  • integrazione dei funghi nei menù di scuole, aziende e ristorazione

In Giappone, la coltivazione dei funghi è regolata rigorosamente e riveste un ruolo quasi istituzionale, con standard qualitativi molto elevati.


Risultati epidemiologici e controversie

Nel tempo, il Giappone è diventato uno dei paesi con:

  • minore incidenza di tumori legati all’alimentazione
  • maggiore aspettativa di vita
  • migliori indicatori di invecchiamento in salute
  • costi sanitari relativamente contenuti

L’utilizzo del lentinano come farmaco oncologico, tuttavia, non ha avuto successo a livello internazionale, principalmente per problemi di riproducibilità e per effetti avversi. Non si esclude che anche la difficoltà di brevettazione abbia influito sulla sua diffusione.

Resta comunque rilevante l’impatto osservato a livello di popolazione, dove il consumo alimentare di funghi ha mostrato correlazioni epidemiologiche significative con il miglioramento della salute generale.


I funghi e l’invecchiamento in salute

L’introduzione regolare dei funghi nella dieta giapponese ha evidenziato effetti a lungo termine sia nella prevenzione delle malattie oncologiche sia nei processi di invecchiamento.

Si ipotizza che alcune sostanze presenti nei funghi agiscano in modo differenziale:

  • rallentando l’invecchiamento cellulare (effetto antisenescenza)
  • contrastando la proliferazione tumorale (effetto antineoplastico)

Tra i principali composti studiati troviamo:

  • ergotioneina
  • vitamina D2
  • beta-glucani

Queste sostanze sono associate ad attività:

  • antiossidante
  • antinfiammatoria
  • immunomodulante
  • antineoplastica

Una visione più ampia: funghi, vita e ambiente

Il concetto di cibo-medicina legato ai funghi non riguarda solo la salute umana, ma si estende all’equilibrio dell’intero ecosistema.

Per comprenderne appieno il ruolo, è necessario superare una visione antropocentrica e considerare i funghi come elementi fondamentali nei cicli biologici e geochimici della Terra.

I funghi rappresentano una delle forme di vita più resilienti, capaci di sopravvivere a condizioni estreme e di contribuire alla continuità della vita sul pianeta. In questa prospettiva, l’uomo non è il centro, ma parte di un equilibrio simbiotico più ampio.


Verso un nuovo paradigma

Accettare il ruolo dei funghi significa adottare un nuovo paradigma basato sulla simbiosi. La salute, sia individuale sia ambientale, dipende dall’equilibrio tra le diverse forme di vita.

In questo senso, l’alimentazione può diventare uno strumento fondamentale per ristabilire questa armonia, seguendo i ritmi della natura e integrando consapevolmente elementi come i funghi nella dieta quotidiana.


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