Privacy Policy Micomedicina - Associazione Internazionale di Micomedicina ONLUS

MICOMEDICINA, FUNGHI OFFICINALI E PATOLOGIE AMBIENTALI

Micomedicina è sinonimo di cura dell’uomo “attraverso” i Funghi Officinali ®. I Funghi officinali ® sono 20 specie di funghi coltivabili ottenuti secondo un Metodo Chimico-Fisico brevettato in tutto il mondo dalla Soc. Startup Fungi officinalis Srl ®, con il quale si riesce a innalzare e standardizzare la concentrazione in nutrienti (metaboliti attivi) contro le malattie a carattere ambientale come quelle cronico-degenerative, rare e fino al cancro, creando un vero e proprio Superfungo. “Attraverso” nella Micomedicina significa anche prendere a modello il modo di comportarsi dei funghi in rapporto alla stretta connessione (simbiosi) con il mondo delle piante di cui sono partner obbligatori ai fini del nutrimento e della difesa contro le malattie. In analogia si ritiene che ciò possa avvenire all’interno del corpo umano per l’attività del Sistema Immunitario e del Ricambio Cellulare, dove c’è bisogno di un alimento funzionale come i Funghi Officinali che nutra e allo stesso tempo curi. Più in generale i Funghi sono indispensabili negli equilibri ambientali, sia macro che microscopici, alla base del mantenimento della vita nel nostro pianeta e di tutti gli organismi in esso contenuti.

FUNGHI E CANCRO ALLA PROSTATA

Revisione analitica degli studi in prospettiva d’uso dei FUNGI OFFICINALIS  

Foto di Hericium erinaceus (officinalis) consigliato da fungi officinalis e MTC x la prostata – gentile concessione della Funghi San Giorgio

Ci sono evidenze scientifiche sia in vivo che in vitro che i funghi hanno capacità di prevenire il cancro alla prostata, attualmente abbiamo anche evidenze cliniche ed epidemiologiche sull’uomo che ribadiscono con forza questo assioma ovvero che l’assunzione dei funghi (vedi articoli allegati 1-2) sia come alimento (1-S. Zhang et alii :” Mushroom consuption  and incident risk of prostate cancer in Japan: a pooled analysis of the Miyagi Cohort Study and the Ohsaki Cohort Study”; Int. Jou. of Cancer 2020) che come integratore (2-P.Twardowski et alii : “A phase I trial of mushroom powder in patients with biochemically recurrent prostet cancer: roles of cytokines and myeloid-derived suppressor cells (MDSCs) for Agaricus bisporus induced PSA responses”; Cancer 2015), non solo determinano una riduzione del rischio in base alla quantità settimanale consumata e correlata all’età, maggiore dopo i 50 aa (1); ma sono utili per impedire le recidive (2), quindi a scopo terapeutico come estratto, diminuendo sia il PSA che i fattori di immunosoppressione. L’estrema importanza ed autorevolezza di questi studi, stride con il silenzio con il quale vengono accolti dalla classe medica e dai media di molti paesi al mondo compreso il nostro, e ciò fa amaramente riflettere.

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Ambiente, Immunità e Coronavirus: Ruolo della Micomedicina

Riassunto: Una carrellata scientifica su quanto risulta possano incidere i cambiamenti climatici uomo-indotti  sull’attuale recrudescenza epidemica del Covid-19 e sulle connessioni con la risposta immunitaria delle popolazioni. Per ultimo due presidi fondamentali della Micomedicina contro il Covid-19: Cordyceps militariis e sinensis  e Fomitopsis officinalis

Cambiamento climatico, ma anche deforestazione, pratiche agricole senza regole, allevamenti intensivi, perdita della biodiversità. E su tutti, la globalizzazione. Di questo, ed altro, è figlio il SARS-Cov2 o Covid-19. Un collegamento, apparentemente difficile da capire, ma lo possiamo invece intuire secondo  l’ipotesi più accreditata (il salto di specie all’uomo dal virus proveniente dai  pipistrelli passando per qualche animale intermedio); secondo questa ipotesi si è trattato di una catena di eventi inizialmente rari, che si sono poi amplificati ed espansi in modo esponenziale favoriti  proprio dai cambiamenti climatici e da situazioni conseguenziali ed innaturali fonte di reiterati contatti pipistrello-animale—uomo anche connessi all’uso alimentare o altro. Se guardiamo alle malattie infettive emergenti negli ultimi 70-80 anni usando ad esempio modelli di distribuzione spaziale, il rischio più elevato è nelle aree ad elevata biodiversità ma in cui vi sia anche una elevata densità di popolazione con crescente consumo di territorio ed elevati livelli di inquinamento.

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MICOMEDICINA E CORONAVIRUS II: NATURA, INCIDENTE O ARMA?

“Un lato positivo, forse l’unico in questa immane tragedia, rimane il fatto di aver riassaporato la primavera, attraverso i suoi alberi in fiore, segno del tempo che passa nonostante questo strano inverno/non-inverno e della Natura, della Vita che riprende come sempre il suo ciclo e alla fine rifiorisce come un giorno noi rifioriremo.” M. Bagnato Aprile 2020

Dopo la parentesi poetica, continuiamo la nostra disamina sulle origini del Coronavirus (argomento del giorno) che potrebbe rappresentare comunque un segno, come tanti altri che la Madre Terra ci sta dando: ovvero che siamo troppi e siamo stati troppo invadenti, addirittura ci cibiamo di pipistrelli (animale repellente anche perché si nutre di insetti notoriamente portatori di malattie e virus, ma per alcuni gli insetti sono cibo) e/o ne siamo così a contatto avendo alterato l’ambiente di vita (facendolo sloggiare persino dalle caverne), nel continuare a perseguire l’obiettivo di una sistematica distruzione di habitat e foreste a vantaggio del profitto. Questa è la narrazione “Politically Correct” o “Greta Like” che va per la maggiore, per molti versi condivisibile, ma vale anche nel caso dell’attuale pandemia? In fondo è la Natura che si ribella, ovvero uno dei tanti aspetti del  “Global Warming” o c’è dell’altro?. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, secondo i paradigmi della Micomedicina: che mette insieme la teoria della medicina olistica della simbiosi integrata insieme all’ evidenza scientifica. La Micomedicina considera la causa di tutti i problemi dei e fra gli esseri viventi,  l’alterazione del rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda nel senso dell’ eccessivo sfruttamento delle risorse, con la perdita alfine dei rapporti simbiotici che regolano le varie catene biologiche alimentari o cicli nutrizionali.

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LA MICOMEDICINA E L’ATTUALE EPIDEMIA DA CORONAVIRUS

C’è un fatto che appare evidente in questa epidemia è che colpisce i soggetti più deboli, già malati, gli anziani, i soggetti immunodepressi etc, tra l’altro si comporta come ogni brava epidemia il cui contagio è per via aerea analoga quindi alle consuete epidemie influenzali ma, fortunatamente, sembra molto meno letale della SARS con il 10% dei decessi fra i soggetti colpiti e con quasi la metà, attorno al 2%, dei morti dell’influenza stagionale. La “banale” influenza stagionale è letale prevalentemente per le stesse categorie di soggetti addirittura nel 5% dei casi (malati, anziani, cardiopatici, oncologici etc); ma qui c’è la variabile vaccinazione per cui probabilmente i morti per l’influenza stagionale, senza vaccino, sarebbero stati molti di più a testimonianza quindi della bassa virulenza del Coronavirus ma di un’alta contagiosità per l’assenza di difese specifiche dovute alla “ memoria immunologica”. E questo la dice lunga sull’allarme generale dal Coronavirus: da una parte per l’esigenza di protezione di tali categorie di pazienti e dall’altra per evitare il collasso del sistema sanitario per l’alta affluenza prevedibile negli ospedali. Tuttavia uno dei problemi, è che siamo abituati a ragionare in termini farmacologici: una malattia-un farmaco; un nuovo virus-nuova epidemia-nuovo vaccino…dimenticandosi che il vaccino richiede tempo-tempi tecnici per approntarlo peraltro mai immediati e che il virus, e il Covid-19 si sta mostrando tale, ha tassi di mutazione molto elevati (si parla già di una variante “italica”) per cui il vaccino studiato quando arriva in produzione potrebbe non essere più efficace perché il virus è già mutato. Purtroppo in mezzo ci sono le persone a cui vanno date delle risposte non solo in termini generici di profilassi (lavarsi le mani, evitare luoghi affollati etc) ma anche di prevenzione primaria innalzando la reattività del sistema immunitario ed a maggior ragione, visto che è un virus molto contagioso perché nuovo, ma con scarsa virulenza e soprattutto bassa mortalità, nel concentrare l’attenzione sulle categorie a rischio già menzionate, ovviamente sempre in attesa di un vaccino, ma nel frattempo innalzando le difese immunitarie per tutta la popolazione in modo che la circolazione del virus sia la più bassa possibile (meno malati e meno portatori) preservando così le categorie a rischio. Potrebbe essere una strategia vincente in considerazione della grande prevalenza di soggetti paucisintomatici e, a quanto pare, di una buona percentuale di portatori sani, ovvero persone che albergano il virus e lo trasmettono senza mostrare sintomi conducendo una vita del tutto normale, dato confermato dall’alta prevalenza di Covid-19 nel personale sanitario apparentemente sano riportati dai cinesi e nei focolai italiani, che dimostrano oltremodo quanto velleitarie fossero le prime mosse nel cercare contenere l’epidemia (stop voli dalla Cina, tamponi ai contatti e non ai malati etc ).

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