
l metodo chimico-fisico di coltivazione e di arricchimento in metaboliti attivi denominato “Fungi officinalis” individua nell’ergotioneina (EGT) una delle principali molecole sviluppate e concentrate. Negli ultimi anni l’EGT è stata oggetto di importanti ricerche condotte da prestigiosi gruppi universitari di tutto il mondo (ad esempio quelli del Prof. Barry Halliwell, National University of Singapore, e del Prof. Bruce M. Spiegelman, Harvard Medical School – Dana-Farber Cancer Institute di Boston). Questi studi sono fondamentali su due fronti. In campo epidemiologico, indicano che il consumo alimentare di funghi contenenti EGT può aiutare a contrastare le malattie dell’età avanzata legate allo stress ossidativo persistente e all’infiammazione cronica che ne deriva (inflammaging), comuni a molte patologie cronico-degenerative e ai tumori. In campo nutrizionale e cellulare, hanno portato alla scoperta di meccanismi biochimici originali, che aprono nuovi orizzonti terapeutici e nutrizionali per particolari categorie di pazienti (i soggetti fragili) e gettano nuova luce sul legame tra l’evoluzione dell’uomo nel suo ambiente e il ruolo dei funghi.
È esperienza comune, nella storia dell’umanità come in quella di ciascuno di noi, che quanto più l’uomo si adatta all’ambiente ed evolve con esso, modificandolo in modo equilibrato e armonico (ovvero co-evolve con gli altri esseri viventi che lo circondano, anche grazie alla mediazione simbiotica dei funghi), tanto più vive a lungo e in salute. Al contrario, quanto più si allontana dalla connessione e dall’equilibrio con la natura, tanto meno vive e tanto più si ammala: basti pensare a una vita sregolata, agli eccessi alimentari e all’alcol, all’esposizione a sostanze chimiche, al fumo e allo stress. La parola chiave è quindi una sola: vivere in equilibrio. La biologia insegna che sono proprio i funghi a fare da connettori e “convertitori” tra i tre grandi regni degli organismi pluricellulari (animali, piante e funghi) e a mantenerne l’equilibrio.
Le più recenti ricerche sui meccanismi molecolari alla base dell’azione protettiva dell’EGT (Sprenger et al., 2025; Petrovic et al., 2025) hanno individuato due vie enzimatiche sinergiche, attivate dall’EGT nelle cellule sotto stress: quella dell’enzima mitocondriale MPST e quella dell’enzima citosolico CSE. Entrambe portano alla produzione di idrogeno solforato (H2S) e alla persolfidazione, una modificazione protettiva che stabilizza oltre 300 proteine coinvolte nella respirazione cellulare. Il risultato è la produzione di un “carburante” essenziale per i mitocondri (il NAD+) in modo “pulito”, cioè con una minore formazione di radicali liberi (ROS). Per usare un’immagine: l’EGT fa funzionare il motore cellulare come un motore a idrogeno che non inquina, grazie a un “additivo” a base di zolfo. Questi risultati indicano nell’EGT una vera e propria molecola della longevità, una sorta di moneta di scambio tra gli organismi più virtuosi e longevi, per i quali la presenza dell’EGT in ogni condizione di stress e di emergenza metabolica è necessaria al mantenimento della salute. Tutto ciò avvalora con sempre maggiore forza la definizione dell’EGT come “vitamina della longevità”, proposta dal Prof. Bruce Ames, uno dei pionieri della ricerca su antiossidanti e micronutrienti.
L’EGT è un aminoacido solforato naturale derivato dall’istidina (betaina della 2-tioistidina). In natura è sintetizzata soltanto da funghi e da alcuni batteri; tra gli alimenti, i funghi ne sono di gran lunga la fonte più ricca: in particolare porcini, shiitake, maitake e funghi del genere Pleurotus contengono concentrazioni fino a 40 volte superiori rispetto ad altri funghi e legumi. I mammiferi, uomo compreso, non sono in grado di produrla, ma possiedono un suo trasportatore specifico, OCTN1, identificato nel 2005. Grazie a questo trasportatore, espresso sull’epitelio intestinale, l’EGT viene assorbita e, attraverso i globuli rossi, raggiunge i tessuti che ne hanno bisogno, cioè quelli ad alto consumo energetico: cervello, muscoli, cuore, vasi, occhio, polmone, rene, fegato e liquido seminale, il tutto entro circa 4 ore dall’ingestione. Si accumula nel midollo osseo, nel fegato e nei reni e ha un’azione lenta e prolungata (emivita di circa 30 giorni). Attraversa inoltre la placenta, passa nel latte materno e sembra svolgere un ruolo protettivo contro le infezioni nei primi anni di vita (Brustad et al., 2023).
L’espressione del gene del trasportatore OCTN1 è regolata innanzitutto a livello genetico: questo primo livello di regolazione varia tra popolazioni e in base alle abitudini alimentari, e dipende dall’età. Con l’avanzare degli anni, infatti, la produzione endogena di glutatione si riduce e l’organismo, come meccanismo fisiologico di protezione, aumenta l’espressione di OCTN1, così da assorbire l’EGT in modo più efficace e massivo, a condizione però che il consumo di funghi sia un’abitudine consolidata. La regolazione non finisce qui: è anche epigenetica e passa per la selezione di un microbiota simbiotico adatto, in funzione dell’uso tradizionale e familiare dei funghi nell’alimentazione.
Questo assetto genetico-epigenetico, frutto di milioni di anni di coevoluzione, indica che una sostanza che non produciamo, ma che riceviamo dai funghi, è “prevista” dal nostro patrimonio genetico come nutriente da assumere. Se così non fosse, in assenza di una pressione selettiva la deriva genetica avrebbe portato, nel giro di alcune generazioni, alla perdita dei geni inutili, e soprattutto di quelli che NON SI USANO FREQUENTEMENTE perché estranei alle nostre vie enzimatiche e metaboliche. Lo scopo di questo sistema è mantenere la salute con l’avanzare dell’età e in determinate condizioni, cioè quando i normali meccanismi di difesa dallo stress ossidativo si indeboliscono e si aprono le porte alle disfunzioni mitocondriali e, più in generale, alle mitocondriopatie. Il mitocondrio, la nostra centrale energetica, è infatti il bersaglio dell’EGT: la coppia OCTN1/EGT costituisce quindi un vero e proprio meccanismo regolatorio ADATTATIVO ED EVOLUTIVO (Cheah et al., 2021; Halliwell et al., 2021 e successivi).
Grazie alle piccole dimensioni e al trasportatore OCTN1, l’EGT raggiunge le cellule in sofferenza e i loro mitocondri, dove può subentrare al glutatione (il principale sistema antiossidante endogeno dell’organismo) quando questo si esaurisce. Rispetto ad altri antiossidanti agisce in modo più preciso e persistente: neutralizza le specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto (ROS e RNS), è attiva sia all’interno sia all’esterno della cellula, modula l’infiammazione, chela ioni metallici come ferro e rame e protegge dai raggi UVA e UVB (azione citoprotettiva). Sono inoltre descritti effetti positivi sul sistema immunitario, di scudo protettivo contro i danni e l’invecchiamento del DNA e sull’allungamento dei telomeri e infine nella prevenzione dei tumori: una metanalisi di studi osservazionali pubblicati nell’arco di 54 anni, dal 1966 al 2020 (Ba et al., 2021), ha associato il consumo di appena 150/200 gr di funghi freschi a settimana (15-20 gr secchi) o un mix scelti tra quelli maggiormente ricchi di EGT, a un rischio di cancro significativamente dimezzato: inferiore del 45% e con una tendenza alla diminuzione ulteriore del rischio all’aumentare della dose.
Dopo aver svolto nel mitocondrio la sua azione antiossidante, lenta e prolungata, l’EGT rimane attiva nel citosol e nello spazio extracellulare, dove fornisce zolfo attraverso il suo gruppo sulfidrilico, con un’azione antinfiammatoria e trofica, in particolare a livello della pelle, delle articolazioni e delle cartilagini (Forman e Zhang, 2021; Ey et al., 2007; Hartmann, 1995; Paul e Snyder, 2010).
Quando ROS e RNS aumentano nelle cellule di tessuti critici danneggiati, come cuore, cervello e occhio, l’EGT svolge un ruolo protettivo: si amplifica l’espressione di OCTN1 e, di conseguenza, l’afflusso di EGT. Ne deriva una risposta fisiologica contro il danno mitocondriale acuto, che contrasta i processi autodistruttivi della cellula e fornisce immediatamente energia (NAD+).
L’introduzione nella dieta dei Fungi officinalis, che forniscono un apporto di EGT costante nel tempo e contribuiscono a ottimizzare la funzione mitocondriale, favorisce una risposta adattativa, preventiva e protettiva equilibrata, che aiuta a contrastare il circolo vizioso dell’“inflammaging”. Con questo termine si indica l’infiammazione cronica di basso grado, sistemica e asintomatica, che si sviluppa fisiologicamente con l’avanzare dell’età e che porta a senescenza cellulare, instabilità mitocondriale (con attivazione dell’inflammasoma) e disbiosi intestinale. Questa risposta favorisce inoltre una modulazione del sistema immunitario in senso anti-invecchiamento, caratteristica peraltro nota e comune nei centenari (Halliwell e Cheah, 2024).
Al contrario, l’inflammaging, uno stato infiammatorio persistente, è considerato il denominatore comune di molte patologie legate all’età, tra cui le malattie cardiovascolari, la neurodegenerazione, le malattie metaboliche, la sarcopenia e l’osteoporosi. Non a caso, è proprio in queste patologie che sono state osservate le più importanti correlazioni scientifiche ed epidemiologiche con bassi livelli di EGT e di converso la presenza di correlazioni positive con la longevità e l’healthspan. Ecco alcuni esempi:
- Il celebre studio svedese sull’ergotioneina (EGT), condotto dai ricercatori dell’Università di Lund e pubblicato sulla rivista Heart nel 2019, rappresenta una delle prove scientifiche più rilevanti riguardo ai benefici di questo straordinario amminoacido sulla longevità umana.
Lo studio ha monitorato 3.236 partecipanti svedesi per un periodo mediano di ben 21,4 anni. I ricercatori hanno analizzato diversi metaboliti nel sangue per capire come l’alimentazione influenzasse la salute a lungo termine.
I Risultati Principali dello Studio Svedese
Dall’analisi dei dati è emerso che l’ergotioneina era il metabolita più fortemente associato a un modello alimentare salutare (health-conscious food pattern). Nello specifico, a livelli più elevati di ergotioneina nel sangue sono stati collegati i seguenti benefici:
Mortalità cardiovascolare inferiore del 21% (per ogni incremento di una deviazione standard del livello di ergotioneina).
Minor rischio di malattie coronariche (riduzione del rischio del 15%).
Minor rischio di mortalità generale (riduzione del 14%).
Ecco altri esempi relativi soprattutto al declino cognitivo e alla fragilità
Diversi importanti studi di coorte giapponesi confermano il legame tra bassi livelli sierici di ergotioneina (EGT) e un rischio significativamente maggiore di declino cognitivo, fragilità e demenza. Le ricerche condotte in Giappone evidenziano come la carenza di questo antiossidante nel sangue sia un biomarcatore chiave della neurodegenerazione.
2. Lo studio di Hisayama (2025)
Questo importante studio prospettico di coorte, pubblicato su Psychiatric and Clinical Neurosciences da ricercatori giapponesi ha seguito 1.344 partecipanti di età pari o superiore a 65 anni per un periodo mediano di 11,2 anni (dal 2012 al 2023)
- Associazione inversa con la demenza: Alti livelli sierici di EGT sono associati in modo lineare a un minor rischio di sviluppare demenza da tutte le cause, morbo di Alzheimer (AD) e demenze non-Alzheimer
- Indipendenza dalla dieta generale: L’associazione protettiva dell’ergotioneina contro il rischio di demenza è rimasta significativa indipendentemente dal consumo complessivo di verdure da parte dei soggetti esaminati
3. Lo Studio del Kyoto University / Okinawa Institute (OIST)
Ricerche basate sulla metabolomica applicata all’invecchiamento in Giappone (condotte da istituti di eccellenza tra cui l’Okinawa Institute of Science and Technology e la Kyoto University) hanno analizzato i metaboliti nel sangue di anziani fragili e pazienti affetti da demenza;
- Declino metabolico selettivo: Nei soggetti anziani affetti da declino cognitivo e demenza (incluso l’Alzheimer con atrofia ippocampale evidente), i livelli di ergotioneina e dei suoi composti correlati (come la S-metil-ergotioneina) subiscono un drastico e netto calo rispetto ai coetanei sani;
- Target per la fragilità: Il calo di EGT correla specificamente con il deterioramento delle abilità cognitive, ma non con il declino della massa muscolare scheletrica, evidenziando il tropismo neuroprotettivo della molecola negli anziani fragili.
4. Studi di Intervento Alimentare: Il fungo Tamogitake (2025)
Poiché gli esseri umani non possono sintetizzare l’EGT ma devono assumerlo tramite alimenti (i funghi ne sono la fonte principale) in Giappone sono stati avviati trial clinici mirati a contrastare il principio del declino cognitivo lieve (MCI). Un recente studio di intervento nutrizionale controllato ha testato l’efficacia del fungo Tamogitake (Pleurotus cornucopiae), celebre in Giappone per l’altissimo contenuto naturale di L-ergotioneina .
L’assunzione controllata per 8 settimane in anziani giapponesi (60-79 anni) con sospetto declino cognitivo ha dimostrato la capacità dell’intervento di modulare positivamente il microbiota intestinale e supportare i domini di memoria e apprendimento.
Meccanismi biologici emersi
Gli scienziati giapponesi attribuiscono questi risultati alla capacità unica dell’EGT di attraversare la barriera emato-encefalica tramite il trasportatore neuronale specifico OCTN1. Nel cervello, l’EGT agisce contrastando lo stress ossidativo, mitigando la neuroinfiammazione (riducendo citochine come TNF-α e IL-6) e preservando l’integrità mitocondriale dei neuroni.
5. Ba DM, et al. Mushroom intake and cognitive performance among US older…Br J. Nutr. 2022
Lo studio epidemiologico trasversale di Ba DM et al. (2022), pubblicato sul British Journal of Nutrition, ha analizzato la relazione tra il consumo di funghi e le prestazioni cognitive in un campione rappresentativo della popolazione anziana degli Stati Uniti.
La ricerca ha utilizzato i dati di 2.840 partecipanti di età pari o superiore a 60 anni, raccolti all’interno dell’ampia indagine nazionale NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey, bienni 2011-2012 e 2013-2014).
Dettagli del protocollo e test cognitivi
Il consumo di funghi è stato stimato attraverso richiami dietetici delle 24 ore e i partecipanti sono stati suddivisi in tre categorie (consumo più basso, medio e più alto). Le funzioni cerebrali sono state valutate impiegando quattro test standardizzati:
Digit Symbol Substitution Test (DSST): per misurare l’attenzione, la velocità di elaborazione psicomotoria e la memoria esecutiva.
- CERAD Word Learning (CERAD-WL): per testare l’apprendimento verbale e la memoria immediata.
- CERAD Delayed Recall (CERAD-DR): per valutare il richiamo verbale differito nel tempo.
- Animal Fluency (AF) Test: per quantificare la fluidità verbale categoriale ed esecutiva.
- Risultati principali dello studio
- Prestazioni superiori nei consumatori abituali: Gli anziani appartenenti alla categoria con il più alto consumo di funghi (mediana di 13,4 grammi al giorno per ogni 1000 kcal) hanno mostrato punteggi significativamente più alti nei test DSST e CERAD-WL rispetto a chi non ne consumava o ne consumava pochissimi.
- Trend per domini specifici: L’associazione positiva ha mostrato un chiaro trend lineare per la velocità di elaborazione e la memoria a breve termine, mentre non sono emerse tendenze statisticamente significative per il richiamo a lungo termine (CERAD-DR) o la fluidità verbale (AF).
- Indipendenza statistica: I modelli di regressione lineare hanno confermato la validità del legame anche dopo aver corretto i dati per fattori confondenti cruciali, tra cui l’età, il livello socio-demografico, lo stile di vita, le malattie croniche e la qualità generale della dieta misurata tramite l’Healthy Eating Index-2015.
- Il legame con l’Ergotioneina (EGT)
Nelle conclusioni dello studio, gli autori evidenziano come i benefici osservati siano biologicamente plausibili grazie alla ricchezza dei funghi in composti bioattivi e potenti antiossidanti come la L-ergotioneina (EGT) e il glutatione. Poiché l’organismo umano non può sintetizzare l’EGT autonomamente, il consumo regolare di funghi si conferma una strategia nutrizionale primaria per l’apporto di questa molecola neuroprotettiva.
6. Con il codice NCT03641404 si riferisce a un pionieristico studio clinico pilota basato a Singapore, intitolato “Investigating the Efficacy of Ergothioneine to Delay Cognitive Decline”, i cui risultati finali sono stati recentemente pubblicati a fine 2024 su PubMed.
Il trial è stato coordinato da un team di scienziati della National University of Singapore (NUS) e del National University Health System (NUHS) sotto la guida del Professor Barry Halliwell, uno dei massimi esperti mondiali nel campo degli antiossidanti.
Di seguito sono dettagliati la struttura, i risultati chiave e l’importanza del trial clinico.
Struttura e Metodologia del Trial
Lo studio è stato concepito a seguito di una precedente ricerca epidemiologica condotta a Singapore su 470 anziani, la quale aveva dimostrato che i soggetti con bassi livelli plasmatici di ergotioneina andavano incontro a un declino cognitivo accelerato.
Il trial NCT03641404 ha voluto testare l’efficacia causale dell’integrazione pura.
- Partecipanti: Anziani di età ≥ 60 anni con diagnosi accertata di Compromissione Cognitiva Lieve (MCI)
- Design dello studio: Studio pilota in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo
- Intervento: Somministrazione di capsule di ergotioneina pura (25 mg per capsula) o placebo, assunte 3 volte a settimana per la durata di un intero anno
Risultati Principali
- Profilo di Sicurezza Eccellente: L’assunzione prolungata di EGT per un anno non ha alterato in alcun modo i biomarcatori di sicurezza clinica, confermando la totale assenza di tossicità renale, epatica o alterazioni dell’emocromo;
- Miglioramento dei Punteggi Cognitivi: Rispetto al gruppo placebo, i soggetti trattati con ergotioneina hanno registrato incrementi significativi nei punteggi globali di performance cognitiva, mostrando miglioramenti mirati nella capacità di apprendimento e nella memoria;
- Stabilizzazione del Danno Neuronale: Il dato biologico più rilevante ha riguardato i livelli plasmatici di catena leggera del neurofilamento (NfL), un noto marcatore ematico di lesione e degenerazione assonale. Mentre il gruppo placebo ha mostrato un incremento significativo dei livelli di NfL nel corso dei 12 mesi (segno di progressione neurodegenerativa), nel gruppo integrato con EGT i livelli di NfL si sono completamente stabilizzati
Significato Scientifico
Questo studio rappresenta la prima evidenza clinica controllata (human RCT) del fatto che l’integrazione esogena di ergotioneina sia in grado non solo di accumularsi efficacemente nel sangue, ma anche di rallentare i processi biochimici e strutturali legati alla demenza e al deterioramento cognitivo. I dati supportano l’ipotesi che l’EGT protegga i mitocondri dei neuroni dallo stress ossidativo e dalla neuroinfiammazione direttamente in vivo .
7. I dati della coorte europea EPIC-Norfolk (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, nel Regno Unito) confermano formalmente i benefici cerebrali a lungo termine derivanti dal consumo della principale fonte alimentare di ergotioneina: i funghi.
Nello specifico, un importante studio epidemiologico basato sulla coorte e pubblicato all’inizio del 2024 da Cha, Bell e Williams su Nutrients ha mappato l’evoluzione dei consumi alimentari e la salute cerebrale di oltre 5.000 anziani inglesi monitorati per ben 18 anni.
Dettagli del protocollo ed evoluzione dei consumi
I ricercatori dell’università di Reading hanno incrociato i dati sui consumi alimentari (misurati tramite questionari FFQ a cadenza periodica in tre distinti check-up sanitari) con una serie completa di test neurocognitivi mirati (EPIC-COG) eseguiti nella fase avanzata dello studio:
Tendenza al calo: Lo studio ha rilevato che, con l’avanzare dell’età, la percentuale di consumatori di funghi all’interno della popolazione britannica esaminata subisce una netta riduzione (con il 4,12% dei soggetti che smette completamente di consumarli).
L’effetto dose-dipendente: L’analisi statistica ha evidenziato una chiara relazione dose-risposta. I soggetti che consumavano almeno una o più porzioni di funghi a settimana hanno ottenuto i punteggi cognitivi globali più alti in assoluto.
Domini cognitivi preservati dallo studio EPIC-Norfolk
Il consumo costante e a lungo termine di alimenti ricchi di ergotioneina ha mostrato una forte associazione positiva con il mantenimento di specifiche funzioni cerebrali superiori:
Memoria prospettica e di richiamo: Performance significativamente migliori nei compiti legati al ricordo di parole e alla memoria a breve e medio termine.
Funzioni esecutive: Maggiore reattività, velocità di elaborazione e capacità di pianificazione ed esecuzione dei compiti complessi.
Indipendenza dal consumo di vegetali: Questo è un fattore cruciale. Il legame protettivo dei funghi è rimasto statisticamente significativo anche dopo aver corretto i modelli per l’assunzione totale di frutta e verdura. Ciò suggerisce che i funghi offrano molecole neuroprotettive uniche (come l’EGT) non sostituibili con altri vegetali.
Il quadro d’insieme: Consonanza con gli studi asiatici e USA
I risultati dell’europeo EPIC-Norfolk Study chiudono un cerchio epidemiologico globale di grande rilevanza:
Gli studi in Giappone (come l’Hisayama Study) dimostrano che chi ha livelli ridotti di EGT nel sangue sviluppa più demenza e atrofia cerebrale.
- Lo studio NHANES negli Stati Uniti (Ba DM et al., 2022) certifica che gli anziani americani che mangiano funghi ottengono punteggi migliori nei test neurocognitivi.
- Lo studio EPIC-Norfolk in Europa (2024) conferma sul lungo periodo (18 anni) che una dieta povera di funghi accelera la perdita di prestazioni cognitive durante l’invecchiamento.
8. Il legame tra ergotioneina (EGT) e la fragilità (frailty) rappresenta uno dei filoni più caldi della ricerca geriatrica e della metabolomica applicata alla longevità.
Negli anziani, la fragilità è definita come una condizione di vulnerabilità sistemica dovuta al progressivo esaurimento delle riserve fisiologiche dell’organismo. Gli studi scientifici dimostrano che bassi livelli ematici di EGT correlano direttamente con un elevato indice di fragilità, identificando questa molecola come un potenziale scudo contro il deterioramento biologico legato all’invecchiamento.
Le evidenze cliniche e biochimiche illustrano come l’EGT intervenga in questa dinamica.
La distinzione cruciale: Fragilità Cognitiva vs Fragilità Muscolare
Gli studi di metabolomica condotti su coorti di anziani fragili (tra cui le pubblicazioni su FEBS Letters e i recenti update del 2025/2026) hanno fatto emergere un dato biochimico molto selettivo:
Forte tropismo cerebrale: Negli anziani fragili, il crollo verticale dei livelli di ergotioneina nel sangue correla in modo specifico con il declino delle funzioni cognitive e della memoria, ma non mostra una correlazione lineare con la perdita di massa muscolare scheletrica (sarcopenia) o con il metabolismo dell’azoto muscolare.
Biomarcatore di fragilità cognitiva: Questa evidenza ha portato gli scienziati a considerare l’EGT non tanto come un marcatore generico dell’invecchiamento fisico, quanto come il biomarcatore d’elezione per la fragilità cognitiva (cognitive frailty), la condizione in cui la ridotta resilienza fisica si somma al principio di deterioramento cerebrale lieve.
9. Nuove evidenze precliniche: Il ruolo protettivo sui muscoli (Studi 2025)
Sebbene nell’uomo il legame ematico sia più evidente sul fronte cognitivo, ricerche d’avanguardia pubblicate a inizio 2025 su Cell Metabolism hanno dimostrato che l’integrazione di EGT ha un potenziale enorme anche contro l’invecchiamento fisico:
- Inversione dell’atrofia muscolare: In modelli animali di mezza età, la somministrazione di EGT ha incrementato la dimensione dei muscoli e migliorato la performance fisica generale.
- Boost del NAD+: Lo studio ha rivelato che l’EGT è in grado di aumentare i livelli di NAD+ nel tessuto muscolare, un coenzima vitale per l’energia cellulare e mitocondriale che normalmente decade con l’avanzare dell’età e con la fragilità.
Come dimostrato dagli studi del 2025 di Petrovic e Sprenger, l’attivazione degli enzimi CSE e MPST da parte dell’ergotioneina genera un flusso costante di H2S (acido solfidrico-solfuro di idrogeno-idrogeno solforato) che avvia una persolfidazione di massa. Questo processo protegge e attiva nodi metabolici vitali:
- Sostegno al metabolismo (cGPDH): La persolfidazione indotta dall’asse EGT-CSE attiva l’enzima citosolico glicerolo-3-fosfato deidrogenasi. Questo evento innesca il massiccio aumento dei livelli di NAD+ muscolare, garantendo energia alla cellula.
- Preservazione dei motori energetici: Moltissime proteine della catena di trasporto degli elettroni nei mitocondri vengono protette tramite –SSH, mantenendo la respirazione cellulare efficiente ed evitando che i mitocondri “esplodano” rilasciando radicali liberi.
- Inibizione della senescenza: Proteggendo enzimi chiave e fattori di trascrizione nucleari, la persolfidazione riduce lo stato infiammatorio cronico (inflammaging) tipico della fragilità anziana.
Sintesi: I meccanismi biochimici che contrastano la vulnerabilità
La perdita di ergotioneina priva l’organismo di una linea di difesa fondamentale. L’EGT combatte la sindrome della fragilità agendo su tre fronti biochimici chiave:
- Contrasto allo Stress Ossidativo: La carenza di antiossidanti genera uno stress ossidativo cronico che danneggia gli organi vitali. L’EGT si accumula selettivamente nei tessuti più esposti a questo stress grazie al trasportatore specifico OCTN1.
- Proprietà Anti-Senescenza (Anti-Aging): L’EGT esibisce spiccate proprietà protettive che rallentano l’invecchiamento cellulare e la transizione delle cellule sane verso lo stato senescente infiammatorio.
- Mitigazione dell’Inflammaging: La fragilità è alimentata da uno stato infiammatorio cronico di basso grado (inflammaging). L’ergotioneina agisce riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie e proteggendo i mitocondri cellulari.
Sintesi per la longevità in salute
La comunità scientifica internazionale concorda nel definire l’ergotioneina come un potenziale “vitamina della longevità” condizionatamente essenziale. Poiché i livelli biologici di EGT diminuiscono costantemente con l’età e precipitano nei soggetti fragili, il mantenimento di un apporto adeguato (tramite alimenti come i Fungi officinalis o l’integrazione mirata) è considerato una strategia preventiva di primaria importanza per estendere lo healthspan, ovvero gli anni di vita vissuti in piena salute fisica e mentale.
Copyright © Dr Maurizio Bagnato 2026
Rispondi