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MPO

Micomedicina diventa Medicina Palliativa Olistica

La medicina palliativa olistica (MPO) nasce dalla micomedicina intesa come integrazione fra la ricerca sulle proprietà farmacologiche dei funghi officinali e la prassi nutriterapeutica, in un’ambito molto particolare, quello delle cure palliative normate in Italia con la Legge 38 del 2010. Nella definizione di cure palliative (dal latino pallium  mantello dei soldati romani) sta il senso di cure che vogliono essere globali ovvero che comprendono proteggono e preservano, come il mantello,  tutte le dimensioni dell’essere umano (biologiche, psicologiche e spirituali) in condizioni di gravità o terminalità. In questo senso sono definite olistiche non solo per il livello di complessità ma anche nella prassi assistenziale e curativa, come avviene teoricamente in molte parti del mondo,  dove vengono utilizzati in maniera sistematica ma solo  in pochi centri di alcuni paesi del Nord Europa o USA, anche  cannabis, massaggi, omeopatia, agopuntura, osteopatia etc etc. La medicina palliativa olistica unisce queste terapie olistiche, prettamente energetiche, alla micomedicina che fornisce sostanza biologica di rinnovamento (nutriterapia) proveniente dai funghi officinali. La svolta verso la MPO della ONLUS di Micomedicina è avvenuta nel 2015 con modifiche dello statuto assieme a quella della denominazione che diventa Associazione internazionale di Micomedicina ONLUS per la Medicina Palliativa Olistica. Gli Scopi Sociali vengono implementati e si unisce alla coltivazione di funghi officinali in serre adatte all’integrazione, riabilitazione e recupero di soggetti svantaggiati e disabili, anche l’altra necessità per i pazienti fragili come gli oncologici e gli anziani affetti da gravi patologie d’organo, cioè quello assistenziale e sanitario attraverso strutture che svolgano medicina palliativa olistica, cioè assistenza e cure domiciliari con hospice dedicati.  La cannabis ad uso medico è un presidio fondamentale della medicina palliativa olistica. Una pietra miliare nell’uso medico della cannabis è il DMS del 09/11/2015 che ha definito una serie di condizioni sintomatologiche in cui è lecito utilizzare dai medici questo stupefacente tra cui vanno annoverate il vomito, nausea, dolore e la cachessia nei pazienti oncologici/HIV non più responsivi ai comuni farmaci, oppure il dolore neuropatico e le spasticità, anch’esse non controllabili con i comuni trattamenti, che sono presenti in svariate patologie come Lesioni neuropatiche e neuropatie, Cefalee, Emicranie, S. di Gilles de la Tourette, stadi avanzati di Sclerosi Multipla o Sclerosi Laterale Amiotrofica etc etc.  Altro merito del DMS è di aver collocato tali trattamenti nell’ambito delle cure palliative (Dlgs 38/2010) che devono essere erogati dal SSN e sono già 16  le Regioni italiane in cui la Cannabis medica può essere dispensata dal SSR, cioè gratuita per gli aventi diritto e con modalità differenti fra le varie Regioni. La micomedicina, con le grandi potenzialità farmacologiche e nutriterapiche dei funghi officinali,  ha fatto da collante concettuale alle potenzialità olistiche nelle cure palliative come già emerge dalla normativa, con il vero olismo delle grandi medicine integrative come agopuntura, omeopatia, osteopatia etc, ed  avendo la fortuna, attualmente, di possedere un grande rimedio proveniente da una pianta e preparato sotto forma galenica, come la cannabis medica, che può significare per la medicina palliativa olistica come la morfina ha significato per le C. Palliative italiane producendo  la Legge 38/2010.