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L’ HERPES ZOSTER

PRIME APPLICAZIONI CLINICHE DELLA MICOMEDICINA: L’ HERPES ZOSTER

( AVVERTENZE:contenuto strettamente riservato alla classe medica, si declina ogni responsabilità derivante dall’uso improprio e da quanti non sono laureati in medicina e chirurgia, i prodotti menzionati devono essere somministrati sono stretto controllo medico perché possono avere effetti collaterali anche gravi e non possono essere sostitutivi di alcuna terapia medica riconosciuta.)

herpes zoster

 

La medicina delle Simbiosi o Micomedicina deve cercare di ristabilire la simbiosi quando questa, per i piu’ svariati motivi, è venuta meno; si può definire come malattia la stessa perturbazione della simbiosi che, oltre un certo limite, non consente piu’ lo scambio mutualistico tra le popolazioni simbiotiche del nostro organismo che sposta l’equilibrio verso forme parassitarie. A lungo andare il deficit metabolico consequenziale unito all’inibizione dell’azione regolatoria del sistema immunitario, determina la focalizzazione della patologia in acuto e su uno specifico organo o tessuto per il quale il parassita ha un elevato tropismo. Nell’eziopatogenesi delle forme dismetaboliche croniche dei grandi apparati (GI, genito-urinario, cardiovascolare etc) insieme allo squilibrio simbiotico, gioca un ruolo ancora piu’ importante il blocco degli organi emuntori e l’intasamento del mesenchima o tessuto connettivale dalle tossine prodotte dal metabolismo alterato, ma questo lo vedremo meglio in un’altra occasione. Torniamo all’acuto, il piu’ antico dei parassiti è il virus, probabilmente perché è stato lui che, ibridandosi con i batteri (Margulis), ha dato origine alla vita con la complessità degli organismi viventi superiori. Molte delle nostre proteine come del nostro DNA e soprattutto RNA provengono dai virus, come molti caratteri dettati dal genoma “misto” di organi e tessuti che compongono il nostro organismo (vedi nanobatteri ed endobionte). Questo spiega il “tropismo” dei virus, la predilezione che deve essere intesa soprattutto a livello embriologico e sui foglietti germinativi (ectoderma, endoderma e mesoderma) per i quali c’è stato un contributo importante dei virus sul genoma formativo primordiale. Questo spiegherebbe molte delle teorie sulle Costituzioni e sull’organo bersaglio ed anche perché taluni soggetti ammalano e altri no pur sottoposti all’identica carica virale. Si tratterebbe di valutare quanto sia già perturbata la simbiosi locale verso il parassita costituzionale, allorquando esso si ripresenta approfittando di un calo delle difese immunitarie.Comunque sia, oltre alla traccia genomica primordiale ed ai nanobatteri, albergano nel nostro organismo anche virus interi e per quasi tutte le varietà di virus esistenti in natura. Certamente a livelli bassi e senza possibilità di riprodursi quando si è in buona salute. Ma in un’organismo che ha perso la simbiosi, cioè l’equilibrio, uno dei primi parassiti che si affaccia e prende il sopravvento delle difese immunitarie è proprio il Virus, ed il caso del Virus dell’Herpes Zoster è accademico ed emblematico delle teorie della micomedicina. Infatti il primo passaggio è quello della varicella, classica malattia infettiva a trasmissione interumana: una massiva esposizione all’agente infettante/parassitario supera le difese dell’organismo modificando temporaneamente la simbiosi, ed esplica la sua azione patologica sul tessuto (pelle) per il quale possiede elevato tropismo (predilezione) causando le vescicole; la febbre rappresenta sempre il combattimento, la reazione dell’organismo. Dopo due/tre settimane la manifestazione della malattia detta varicella termina con la caduta delle croste, e pensiamo che anche la malattia sia terminata, ma non è così. Ovvero i sintomi non ci sono piu’ perché alla fine l’organismo ha vinto, ma il virus si è trovato talmente bene, probabilmente ha ri-trovato un tessuto che ha contribuito a formare tramite il suo genoma, tanto che si va a inserire a livello intracellulare nelle fibre nervose, e lì rimane silente per anni. Notare che il virus è un parassita intracellulare e la pelle, come il tessuto nervoso, ha la medesima origine embriologica: l’ectoderma. Questo spiega le fasi successive: il delicato equilibrio simbiotico fra virus dentro le cellule nervose e le strutture di cellulari esterne, tutti governati dagli scambi metabolici in cui intervengono cellule specializzate, enzimi, fino a batteri e funghi, ad un certo punto si rompe liberando i virus e favorendone la riproduzione a spese di altre cellule nervose, consentendo alla popolazione virale di prendere il controllo locale della simbiosi che diventa parassitaria perché i virus si moltiplicano a spese delle altre cellule e non consentendo sufficienti scambi metabolici; inizia il processo di acidificazione e l’infiammazione fa accorrere i presidi difensivi che ingaggiano una lotta furibonda contro il parassita, E qui inizia lo Zoster , ma il virus c’era già prima, come pure la malattia che è, in fin dei conti, lo squilibrio simbiotico locale. Poi succede che stressors che agiscono su quel tessuto embriologico (sistema nervoso e pelle) che vanno dalla sindrome ansioso-depressiva fino all’eccessiva esposizione solare, diminuiscono le capacità difensive generali (immunodepressione) e localmente agiscono da detonatore, da goccia che fa traboccare il vaso, spostando l’equilibrio simbiotico locale verso i parassiti, silenti fino a quel momento, che invece si moltiplicano causando l’eruzione herpetica lungo le vie nervose: si riaffaccia quindi il virus varicella-zoster. A testimonianza di quanto detto fin’ora, è la frequente esperienza dell’eruzione allorquando si è al mare e dopo forti esposizioni solari (immunodepressione) insieme al cambiamento di abitudini alimentari (disbiosi). Quasi il 90% delle persone che hanno avuto la varicella, almeno una volta nella vita avrà lo Zoster, chi si salva probabilmente appartiene al gruppo delle persone con le piu’ sane abitudini alimentari e che, soprattutto, non soffre di disbiosi.

 

COME CI SI COMPORTA VOLENDO APPLICARE LA MICOMEDICINA ?

Primo problema: il virus è intracellulare , come si fa a far arrivare il principio attivo fungino ? Abbiamo detto la micomedicina non è micoterapia, non solo perché non utilizza esclusivamente funghi, ma perchè si cerca di utilizzarli tutti (sia macro che micromiceti) secondo il criterio dell’efficacia nel ristabilire la simbiosi. Sappiamo che i funghi (sia macro che micro) sono i grandi regolatori del metabolismo agendo anche e direttamente sul sistema immunitario. Ma queste considerazioni, quando si ha a che fare con un virus intracellulare, non servono a molto; e arrivare al ripristino dell’agognata simbiosi locale, necessita di troppo tempo e con il rischio concreto di cronicizzate nella nevralgia post erpetica. Dobbiamo quindi cercare di far arrivare localmente il principio attivo fungino, che è l’unico che apporta insieme enzimi e principi attivi che degradano la matrice e forniscono ai batteri probiotici materia prima per ristabilire la simbiosi, con le sostanze antibiotiche e antinfiammatorie (tri-terpeniche) di cui sono ricchi e che agiscono direttamente sulla causa ed insieme ai principi regolatori dell’immunità che sono i Beta Glucani. Ma anche questo spesso non basta quando bisogna entrare dentro la cellula. Allora l’unica soluzione è l’associazione della terapia con enzimi proteolitici ad alto dosaggio quali la bromelina, la papaina, la tripsina e la chimotripsina.Gli enzimi sono definiti la “fonte della vita”e regolano le reazioni chimiche nel corpo. In particolare le proteasi, gruppo a cui appartengono gli enzimi prima menzionati,agiscono sulle molecole proteiche e assicurano le reazioni catalitiche cambiando la struttura molecolare della superficie virale rompendo le molecole proteiche causando la lisi del virione. Le cellule umane come quelle batteriche sono protette da specifici inibitori ed in piu’ possiedono una parete cellulare ricca in lipidi e polisaccaridi che impediscono l’azione; ma le cellule infettate modificano in parte la conformazione superficiale consentendo alle alfa-2-macroglobuline, forma di trasporto nel sangue delle proteasi, di individuare le cellule infette e di poter così iniziare la digestione delle proteine e la lisi virale e cellulare allo stesso tempo eradicando la fonte del parassita. Altri enzimi (amilopeptidasi, glicosidasi etc) assicurano la degradazione del tessuto connettivo facilitando la penetrazione degli enzimi proteolitica stessi.

QUALI FUNGHI UTILIZZARE ?

I funghi rappresentano la vera terapia causale, essendo la malattia il disturbo locale (di quel tessuto embrionale) ed acuto della simbiosi. Innanzi tutto dobbiamo selezionarli per tropismo di tessuto (SNC) e per nesso eziologico (stress psichico/ambientale) ed il fungo che meglio lo rappresenta è il Cordyceps sinensis / militaris. Il Cordyceps agisce essenzialmente come adattogeno rafforzando la resistenza psico-fisica dell’organismo, in particolare agendo a livello cardiovascolare come cardiotonico e sulla performance . Questo fatto (probabilmente dovuto all’Acido Cordicepico, un glucoside) unito all’attività anti-MAO antidepressiva, dimostra l’azione sulla sfera psichica come sulla stanchezza, traendo da questo legittimazione sul nesso di causalità con l’intero organismo depresso e debilitato. Il Cordyceps ha anche un antibiotico la cordicepina particolarmente attivo su vari tipi di clostridi e di batteri acidificanti, non influenzando lattobacilli e bifidobatteri, inducendo così un’azione indiretta di riequilibrio di simbiosi. Ma qui siamo ancora sul terreno, volendo agire invece sul virus si dovrà utilizzare il Coriolus versicolor che, attraverso il polisaccaropeptide (PSP), determina una potente modulazione del sistema immunitario con aumento della risposta Th1, stimolo delle cellule NK e conseguente azione di inattivazione virale. Il Coriolusè stato oggetto di moltissime ricerche su diverse forme virali come HIV, HPV, sindrome da fatica cronica etc.

COSA ASSOCIARE:

Nella stragrande maggioranza dei casi l’associazione dei tre presidi (enzimi +2 funghi) funziona egregiamente in particolare se si associano le Vimine del gruppo B e C ad alti dosaggi. Ma nei casi resistenti ed in particolare nella nevralgia post erpetica conclamata c’è bisogno di un virucida che riesca a penetrare nelle fibre nervose. In questo caso ci aiuta il regno vegetale con la Sutherlandia frutescensusata nella medicina tradizionale sudafricana, utilizzata come adattogeno nei malati di HIV. Il principio attivo è la L- Canavanina che possiede una spiccata azione antivirale.

SINTOMATICI NATURALI:

Per contrastare il prurito è possibile ricorrere alla piantaggine Plantago major un rimedio da utilizzare in decotto per impacchi locali da applicare freddi o a temperatura ambiente. Quindi per lenire la pelle piu’ screpolata e arrossata è molto utile l’azione della Calendula in pomata. Contro l’infiammazione si può ricorrere al ribes nero Ribes nigrum MG 1 DH o TM 20-30 gtt x 3 al dì. Questi rimedi verdi non sono da utilizzare in presenza di vescicole e comunque tale patologia va trattata sempre sotto controllo medico.

COSA FARE QUANDO E’ TUTTO PASSATO:

La Micomedicina ci insegna che proprio quando il sintomo non c’è piu’, bisogna preoccuparsi affinché la malattia venga bloccata all’insorgere, con una terapia di regolazione e attraverso due meccanismi d’azione generali: isopatico e immunologico. E’ di estrema importanza il Ph tessutale: infatti è l’ambiente acido che favorisce l’insorgere di forme patogene. Sinteticamente bisognerà riequilibrare biochimicamente il terreno ripristinando la reattività del sistema biologico, ridurre l’infiammazione, regolare la simbiosi microbiologica profonda andando anche a riequilibrare il sistema immunitario: il tutto stando in apparente perfetta salute. E non è facile convincere le persone. Per riuscire a ottenere questo bisognerebbe fare come i medici scalzi cinesi, venivano pagati fino a quando si stava in buona salute, nel momento in cui ci si ammalava nonostante le prescrizioni come le nostre (vera medicina preventiva), significava che non avevano sortito effetto e quindi non si veniva pagati. Il medico era considerato il depositario e curatore dello stato di buona salute dell’individuo, ed essendo la salute il valore di riferimento, perdendola, anche il medico perdeva il medesimo valore di riferimento nello scambio reciproco definito il rapporto medico-paziente. Anche questa è una simbiosi e per essere vitale, per produrre salute e non malattia, bisognerebbe capovolgere l’ottica mercantile (a favore dell’interazione simbiotica) in cui ci si è collocati e che è richiesta da una società parassitaria e patogenetica come la nostra.

Dott Maurizio Bagnato © 2011

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