Come si invecchia il tumore

Come si invecchia il tumore

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Non tutte le cellule di un tumore sono uguali. Questa scoperta, avvenuta circa dieci anni fa, ha condizionato la ricerca oncologica mondiale dell’ultima decade. L’attenzione di tutti si è spostata sulle «staminali del cancro», che riescono a riformare il tumore, anche quando viene ridotto del 90% dai farmaci. Ma bloccare l’espressione di alcuni geni con farmaci selezionati, potrebbe significare anche riattivare il programma di «invecchiamento» delle cellule tumorali, sconfiggendo il male. É quello che tenta di fare Pier Paolo Pandolfi, 47 anni, oncologo di fama mondiale e uno dei più noti cervelli italiani in fuga, essendo oggi direttore scientifico di uno dei Cancer centers dell’università di Harvard, a Boston

«Esistono – spiega Pandolfi – tre modi di attaccare un tumore: indurre la morte programmata delle cellule malate (apoptosi), bloccandone la proliferazione usando dei farmaci che per questa caratteristica sono definiti citostatici, oppure costringerle a invecchiare. Attualmente siamo in grado di riattivare il programma di senescenza nelle cellule staminali della prostata: se trattiamo una prostata normale e una affetta da cancro, la prima non risponde al farmaci, ma l’altra sì. E mentre le cellule della massa tumorale scompaiono, quelle dei tessuti rimangono vitali e attive».

«Le conoscenze acquisite – continua l’esperto – ci permettono di identificare con accuratezza la staminale delle leucemie e del tumore alla mammella. Per quanto riguarda il tumore alla prostata, invece, cerchiamo di individuare quale, fra tre possibili candidate, è la vera staminale, mentre gli studi sul tumore del polmone non hanno ancora dato risultati definitivi»

«Un tumore che risponde a questi farmaci è ben visibile al microscopio – conclude Pandolfi – perché la rimozione delle cellule senescenti determina la riduzione della massa tumorale. Però è illusorio pensare di sconfiggere il cancro colpendolo in un’unica direzione. I tumori sono malattie complesse che sviluppano resistenza al singolo farmaco in breve tempo, e posso affermare con certezza che i tumori finora trattati con successo hanno richiesto l’utilizzo di almeno due o tre farmaci».

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