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Ipertermia in oncologia

Ipertermia in oncologia

Ogni medico si trova quotidianamente a confrontarsi con un nemico subdolo, insidioso che mina il corpo e lo spirito dell’ammalato e delle persone che lo circondano: il tumore.

Tale patologia evoca miasmatiche figure di morte ed atterrisce più di ogni altra malattia. L’impegno quotidiano per contrastare le neoplasie è massimo e si avvale di competenze multidisciplinari che si embricano tra di loro.

La chemioterapia è un caposaldo nella cura dei tumori. Peraltro oggigiorno la scoperta di nuovi farmaci a bersaglio molecolare (i cosiddetti farmaci “intelligenti”) consente di salvaguardare il più possibile le cellule sane e l’organismo ospite a discapito delle cellule malate.

La selettività è infatti l’obiettivo di tutta la ricerca farmacologica nel campo della lotta al cancro. Altra metodica di trattamento molto efficace ed ulteriormente perfezionatasi negli anni è la radioterapia.


Tale terapia sempre più mirata sul bersaglio consente di ottenere moltissimi successi. A tali trattamenti si è affiancata una nuova metodica, basata su vecchi e nuovi studi e principi, denominata ipertermia capacitiva.

Il calore nella cura del cancro; esattamente di questo si tratta. Le cellule tumorali risultano meno attrezzate rispetto alle cellule sane (a causa delle loro aberrazioni nella membrana cellulare e nei meccanismi enzimatici citoplasmatici) nello smaltimento del calore e quindi, portate a temperature tra i 42 ed i 43 °C, vengono spinte verso l’apoptosi.

Per apoptosi si intende quel meccanismo per il quale una cellula seriamente danneggiata avvia autonomamente un processo di morte frammentando il suo DNA.

Il calore erogato localmente in corrispondenza dell’organo ammalato inoltre migliora l’afflusso sanguigno e consente una migliore distribuzione dei chemioterapici nel distretto corporeo in cui vi è necessità. Non da ultimo, esiste una evidenza di potenziamento della risposta immunitaria nell’organo sottoposto ad ipertermia.

Ci si chiede a questo punto immediatamente come è possibile riscaldare il profondità l’interno del corpo umano nel distretto desiderato.

Ebbene, è possibile mediante un macchinario a radiofrequenza.
Tale apparecchiatura possiede delle sonde di varia dimensione a seconda della parte del corpo da trattare le quali vengono posizionate sul paziente. Un modulo a radiofrequenza consente di generare, tramite le sonde, calore nell’organo bersaglio.

Le applicazioni durano circa un ora ed ogni ciclo è costituito da 10 sedute ripetibili.  Si possono trattare tutte le neoplasie solide, la metodica non è invasiva.

Non sussistono effetti collaterali degni di nota, ma occorre un operatore attento a non surriscaldare la zona in trattamento poichè, nonostante le sonde siano refrigerate e non forniscano grandi quantità di calore sulla cute, si può incorrere in ustioni superficiali. Come sempre quindi occorre manovrare gli strumenti che si ha a disposizione con perizia.

Altra controindicazione risulta essere la presenza di versamenti (ascitici e pleurici).

Deve poi essere presente malattia visibile e documentabile, non essendoci indicazione in terapia adiuvante quando si ha (eventualmente) solo malattia minima residua.

Nuovi ed ulteriori sviluppi sono attesi, con una notevole quantità di dati che inducono a ritenere la metodica assai valida nella lotta al cancro soprattutto in associazione ad altri presidi terapeutici ma anche da sola.

Dr. Carlo Pastore

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