Nanomedicina e Ingegneria dei tessuti

NANOMEDICINA E INGEGNERIA DEI TESSUTI


Farmaci intelligenti, trasportati in piccolissimi involucri che raggiungono il loro bersaglio senza disperdersi nell’organismo e poi tecniche diagnostiche così avanzate da intercettare la singola cellula tumorale.

Tutto questo è il territorio della nano medicina.

Si tratta del fronte più avanzato della terapia medica, nato solo pochi anni fa e che si è sviluppato battendo il sentiero dell’infinitesimo: con questo termine, infatti, si designa tutto ciò che riguarda la diagnostica e le metodiche di cura che utilizzano le nanotecnologie, ovvero particelle o oggetti tecnologici dell’ordine di grandezza del milionesimo di millimetro (nanometro).

Le cellule staminali

Nel nostro Ospedale i “professionisti dell’infinitesimo” ci sono dal 2008, da quell’anno, infatti, opera a Niguarda il Centro di Nanomedicina e di Ingegneria dei Tessuti, diretto da Angelo Vescovi.

Una struttura in cui si è deciso di combinare la scienza del piccolissimo con un altro baluardo della medicina del futuro: le cellule staminali.
Non c’è dubbio, un mix avveniristico, ma soprattutto unico. Non esiste al mondo un altro laboratorio che unisca le competenze per le matrici biologiche, i nanopolimeri, le nanofibre, le nanotecnologie in generale, con la capacità di manipolare le cellule staminali umane.
Questi sono i due poli entro cui si sviluppa l’attività del Centro, con l’obiettivo di ottenere la rigenerazione dei tessuti, in particolare del tessuto nervoso centrale, quello in cui tale processo è molto complicato.
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Rigenerazione, ma com’è possibile?

Il principio da cui ci si è mossi è “l’opera di manutenzione” che le cellule staminali svolgono all’interno del nostro organismo.
In condizioni fisiologiche tante cellule di un tessuto si degradano, tante ne vengono rimpiazzate e l’opera di ricostruzione è a carico delle staminali. Quando ci si trova nella situazione di una lesione che danneggia gravemente il tessuto nervoso, creando un vero e proprio “buco”, ci si trova in una situazione in cui nonostante la disponibilità dei mattoni, le cellule staminali, vengono a mancare le informazioni su come tali elementi devono combinarsi per ricostruire il tessuto sano.
In altre parole la voragine è troppo grossa per essere riparata senza uno schema.

L’idea alla base è stata quella di fornire all’organismo un’impalcatura con le stesse caratteristiche fisiche, biochimiche e molecolari del tessuto mancante. Cosicché le cellule staminali ancorandosi a questa bio-protesi si moltiplicano in maniera guidata ripristinando la situazione pre-lesione.
L’impalcatura è una nano impalcatura che viene costruita assemblata molecola per molecola, ideata secondo le più moderne tecniche di bio-ingegneria e modellizzata al computer, caso per caso, a seconda della lesione da riparare.

Gli obiettivi

Un approccio così complesso richiede un consistente dispiego di tecnologia e competenze provenienti da ambiti diversi, ma i risultati non mancano:
l’attività si è concentrata sulle lesioni midollari (gravi incidenti, traumi severi alla spina dorsale), per tentare di curare quella che è la condizione più difficile:
la cronicizzazione di queste ferite.
Si è ricostruita questa situazione nei modelli animali e i risultati ottenuti sono molto incoraggianti:
là dove c’erano i cosiddetti “buchi” le strutture nervose sono ricresciute.
Lo scopo è adottare lo stesso principio per sviluppare terapie per il trattamento dell’ischemia cerebrale, i danni ai nervi ottici e la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).
Il passo successivo è la sperimentazione sull’uomo.

Questa è la medicina del futuro, non è più una questione di se, è solo una questione di quando.

Per Info:
Nanomedicina e Ingegneria dei Tessuti

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