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Correlazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla


Correlazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla


La ricerca del professor Zamboni circa una possibile correlazione tra sclerosi multipla (SM) e patologie venose parte
dall’analisi della letteratura scientifica. Egli, a seguito di approfondite ricerche, nota che alcuni scienziati, già in
passato, studiando il cervello di pazienti affetti da sclerosi multipla, si erano accorti della presenza di più alti livelli di
ferro non riconducibili all’età degli stessi. Tali depositi di ferro formano nel cervello dei raggruppamenti intorno alle
vene che, in condizioni normali, dovrebbero drenare il sangue dalla testa verso il cuore. Nessuno aveva mai
pienamente spiegato questo fenomeno, ovvero l’eccesso di ferro era stato considerato un sottoprodotto tossico della
SM stessa. Il professore ferrarese, incuriosito inizia, tramite l’ausilio di un Doppler ad ultrasuoni, ad esaminare il collo
di pazienti con SM, giungendo di fatto ad una scoperta straordinaria: quasi il 100 per cento dei pazienti presenta un
restringimento, torsione o blocco definitivo di quelle vene che dovrebbero servire a drenare il sangue dal cervello. Egli
ha poi controllato queste stesse vene in persone sane, non trovando in esse nessuna di queste malformazioni. Né ha
individuato queste tipologie di blocchi nei pazienti affetti da altre malattie neurologiche. Il professor Paolo Zamboni in
diverse interviste afferma:
“Ciò che è stato altrettanto sorprendente non è tanto il fatto che il sangue non defluisca al di fuori del cervello, quanto
il fatto che si crea un reflusso, una sorta di retromarcia che lo porta a refluire verso l’alto”. “Per me è stato davvero
incredibile scoprire che i depositi di ferro nella sclerosi multipla si trovano esattamente in prossimità delle vene.
Quindi si tratta di una disfunzione del drenaggio delle vene stesse”. “Tutto ciò è veramente importante, perché il ferro
è pericoloso perché produce radicali liberi, veri killer per le cellule. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di
eliminare l’accumulo di ferro.”
Il Prof. Zamboni e il suo team approdano dunque alla individuazione di una nuova sindrome vascolare (Chronic
cerebrospinal venous insufficiency, CCSVI ) fortemente correlata alla SM, diagnosticabile mediante screening
sonologico TCCS-ECD (Transcranial-Colour-Coded-Sonography echo-colour-doppler), effettuato con un apparecchio
appositamente adattato allo studio dei vasi venosi del collo e del cranio, seguito da venografia mediante caterere di
conferma.
Il professor Zamboni spiega la correlazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla ( agosto 2010)
Ecocolordoppler su una persona sana
Ecocolordoppler su paziente affetto da Sclerosi Multipla
La Correlazione tra CCSVI e SM secondo il complesso degli studi pubblicati
(ultimo aggiornamento: luglio 2012)
Successivamente alla pubblicazione degli studi di Zamboni, molti altri autori hanno indagato la possibile correlazione
tra CCSVI e SM, utilizzando diverse metodiche diagnostiche, con risultati differenti.
In generale, valutando il complesso degli studi diagnostici prodotti, rileviamo che esiste indubbiamente un problema
di ampia variabilità nei risultati degli studi diagnostici sonologici, in rapporto al fatto che l’esame TCCS-ECD dei vasi
venosi è altamente operatore-dipendente e l’operatore necessita di adeguato training anche quando sia un sonologo già
esperto.
Inoltre, i criteri di diagnosi sono stati definiti in rapporto ad una precisa procedura con indicazioni tecnologiche,
metodologiche ed operative, descritte nelle pubblicazioni di Zamboni e colleghi, che devono essere scrupolosamente
seguite per cogliere i fenomeni connessi alla CCSVI. Differenze di tecnica e metodo possono giustificare le
prevalenze molto basse di CCSVI nella SM riscontrate in alcuni studi.
Se si osservano invece gli studi che indagano la CCSVI mediante venografia (come riscontro diagnostico successivo
alla indagine sonologica oppure, in alcuni casi, addirittura come unico metodo diagnostico adottato) è riscontrata una
concorde prevalenza di anomalie venose in pazienti con SM, superiore al 90%.
Riportiamo di seguito i principali studi pubblicati alla data luglio 2012 raggruppati per tecnica diagnostica.
La correlazione secondo i riscontri venografici pubblicati – Analisi del Comitato Scientifico dell’ISNVD
La venografia con catetere è comunemente considerata il “gold standard” per la diagnosi delle anomalie vascolari
poichè permette di visualizzare con estrema precisione le malformazioni venose e il risultato dell’esame è molto meno
operatore-dipendente rispetto a quello effettuato mediante TCCS-ECD.
Al momento, sono stati pubblicati 14 studi con riscontro venografico che hanno valutato le vene extracraniche nei
pazienti con sclerosi multipla. Questi studi provengono da otto diversi paesi (Stati Uniti, Italia, Belgio, Polonia,
Bulgaria, Serbia, Libano e Georgia).
Gli autori hanno trovato una prevalenza molto elevata di anomalie venose in pazienti con SM, dal 92,3% al 100%. In
alcuni casi i pazienti erano stati preselezionati con test diagnostici non invasivi (TCCS-ECD), confermando così la
correttezza dei criteri diagnostici standardizzati da Zamboni. In altri casi l’altissima correlazione (92,3-98,3%) è
riscontrata su gruppi di pazienti non preselezionati mediante TCCS-ECD.
Zamboni P e colleghi hanno pubblicato il primo studio [1] su 65 pazienti SM e 235 controlli (tra sani e altre patologie
neurologiche) con analisi in cieco riscontrando una correlazione CCSVI-SM del 100%.
Hojnacki Det al.[2] hanno esaminato 10 pazienti SM e 7 controlli sani. La correlazione CCSVI-SM riscontrata con
ECD e venografia è del 100%.
In uno studio libanese guidato da Yamout B [3], 42 pazienti SM sono stati sottoposti al riscontro venografico
riscontrando anomalie venose nei 92,3% dei pazienti con SM tardiva, e nel 24,1% dei pazienti con SM di recente
diagnosi.
Lo studio polacco di Ludyga T et al. [4] ha esaminato 331 pazienti SM, preselezionati mediante doppler, al riscontro
venografico. Presentavano lesioni nel 97% dei casi. Alla venografia è seguita PTA delle vene patologiche. Trattandosi
di uno studio interventistico open-label, non sono stati valutati i controlli.
Il gruppo di studio polacco guidato da Simka [5] ha esaminato 586 pazienti SM che non erano stati preselezionati con
test diagnostici non invasivi, riscontrando alla venografia una correlazione CCSVI-SM del 96,1%.
Lo studio bulgaro di Petrov et al. [6] ha esaminato un gruppo di 461 pazienti SM preselezionati mediante doppler (il
campione originario era di 472 pazienti SM – correlazione al doppler CCSVI-SM del 97,7%). Alla venografia sono
state riscontrate lesioni nel 100% dei casi. Trattandosi di uno studio interventistico open-label, non sono stati valutati i
controlli.
Lo studio polacco di Kostecki [7] ha esaminato 36 pazienti SM preselezionati mediante doppler. Al riscontro
venografico presentavano lesioni il 100% dei casi. Alla venografia è seguita PTA delle vene patologiche. Trattandosi
di uno studio interventistico open-label, non stati sono valutati i controlli.
Lo studio polacco di Ludyga T et al. [8] ha esaminato 94 pazienti SM sottoposti al riscontro venografico.
Presentavano lesioni nel 100% dei casi. Alla venografia è seguita PTA delle vene patologiche. Trattandosi di uno
studio interventistico open-label, non sono stati valutati i controlli.
Lo studio georgiano di Kipshidze et al. [9] ha esaminato 4 pazienti SM al riscontro venografico. Presentavano lesioni
nel 100% dei casi. Alla venografia è seguita PTA delle vene patologiche. Trattandosi di uno studio interventistico
open-label, non sono stati valutati i controlli.
Uno studio americano facente capo a Mandato KD [10] ha esaminato 240 pazienti SM preselezionati mediante
doppler. Sottoposti a venografia hanno rivelato lesioni nel 98% dei casi. Trattandosi di uno studio interventistico openlabel,
non sono stati valutati i controlli.
Nello studio italiano di Lugli e coll. [11] sono stati esaminati 167 pazienti SM preselezionati mediante Doppler. Al
doppler la CCSVI era stata riscontrata nel 84,7% dei casi. La venografia + IVUS ha rivelato lesioni nel 96,5% dei
pazienti. Trattandosi di uno studio interventistico open-label, non sono stati valutati i controlli.
Lo uno studio serbo di Milic et al. [12] Sono stati esaminati 205 pazienti SM. Al riscontro venografico presentavano
lesioni nel 100% dei casi. Alla venografia è seguita PTA delle vene patologiche. Trattandosi di uno studio
interventistico open-label, non sono stati valutati i controlli.
Lo studio polacco di Simka Met al. [13] ha esaminato 58 pazienti SM non preselezionati con test diagnostico non
invasivo. Al riscontro venografico sono state riscontrate lesioni nel 98,3% dei casi.
Lo studio belga di Beelen et al. [14] ha esaminaton 67 pazienti SM preselezionati mediante RM venografica.
Sottoposti alla venografia hanno rivelato lesioni nel 100% dei casi. Trattandosi di uno studio interventistico openlabel,
non sono stati valutati i controlli.
La correlazione secondo i riscontri sonografici pubblicati – Analisi del Comitato Scientifico dell’ISNVD
Ci sono diversi studi sonografici che intendono dimostrare l’esistenza di anomalie venose nei pazienti con sclerosi
multipla, con risultati discordanti. Al momento sono 21 gli studi pubblicati.
Nello studio italiano pioniere [15], Zamboni e colleghi esaminarono mediante ECD-TCS 109 pazienti SM e 177
controlli. Rilevarono la CCSVI nel 100% degli SM e nello 0% dei controlli.
Lo studio giordano di Al-Omari MH et al. [16], ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 25 pazienti SM e 25
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 84% nel gruppo SM e del 0% nel gruppo dei sani. La differenza è
risultata statisticamente significativa (p<0.0001).
Lo studio polacco di Simka [17] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 70 pazienti SM riscontrando una
prevalenza di CCSVI del 90%. Questo studio non prevedeva un gruppo di controllo.
Lo studio tedesco guidato da Doepp F [18] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 56 pazienti SM e 20
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI dello 0% nel gruppo SM e dello 0% nel gruppo dei sani. La differenza
non è risultata statisticamente significativa.
Nota:In una puntuale disanima dello studio [19], Zamboni ha attribuito il motivo della mancata associazione tra
CCSVI e SM al mancato rispetto del protocollo tecnico da lui indicato. In particolare ha sottolineato che:
1) gli autori scambiano il parametro per la definizione di stenosi in uso per gli studi angiografici (riduzione del lume >
50%) con quelli utilizzati in ultrasonografia Doppler;
2) la rilevazione frequente di setti intraluminali giugulari non è descritta dagli autori. Quest’ultima è la causa più
comune di ostruzione del flusso, e può essere diagnosticata solo con sonde ecografiche ad alta risoluzione in grado di
esplorare la giugulare nella fossa sovraclaveare.
Inoltre dai dati pubblicati si rileva una variazione molto maggiore del volume del flusso sanguigno nei soggetti
normali rispetto ai pazienti con SM, quando i soggetti passano dalla posizione supina a quella verticale: ciò suggerisce
la presenza di CCSVI nei pazienti SM.
Lo studio italiano guidato da Baracchini C [20] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 50 pazienti affetti da
“Sindrome Clinicamente Isolata” (CIS), patologia che in circa il 50% dei casi evolve successivamente in SM e 60
affetti da amnesia globale transitoria e 60 controlli sani riscontrando la presenza di almeno un parametro sonografico
anormale con una prevalenza del 52% nel gruppo CIS, del 68.3% nel gruppo affetto da amnesia globale transitoria e
del 31.8% nel gruppo dei sani. Il 16% dei CIS risultavano CCSVI positivi.
Nota: In un commento allo studio Zivadinov [21] dimostra come, nonostante il rilievo di CCSVI solo in 8 casi su 50,
la differenza con i controlli (1/110) sia altamente significativa. Anche Avruscio [22] sottolinea come i dati reperibili
nella pubblicazione evidenzino una prevalenza della CCSVI notevolmente superiore nei CIS che nei controlli (OR 9.3,
95%CI 1.1-78, p = 0.0180), in contraddizione con le conclusioni negative esplicitate dallo stesso Baracchini.
Zivadinov R. [23] ha effettuato il più ampio studio sonologico ad oggi pubblicato con campioni di controllo ed in
cieco, sottoponendo ad indagine 499 soggetti, tra cui 289 SM, 163 sani (HC), 26 affetti da altre malattie neurologiche
(OND) e 21 affetti da “Sindrome Clinicamente Isolata” (CIS), patologia che in circa il 50% dei casi evolve
successivamente in SM. Ha riscontrato una prevalenza di CCSVI nel 56,1% del gruppo SM, 38,1% nel gruppo CIS,
42,3% negli OND e il 25,5% nel gruppo dei sani. Queste differenze sono risultate statisticamente significative
(p<0.001).
Lo studio israeliano guidato da Auriel E [24] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 27 pazienti SM e 32
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 25.6% nel gruppo SM e del 28.1% nel gruppo dei sani. La
differenza non è risultata statisticamente significativa.
Lo studio americano guidato da Marder E [25] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 18 pazienti SM e 11
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 22.2% nel gruppo SM e del 36,4% nel gruppo dei sani. La
differenza non è risultata statisticamente significativa.
Centonze e colleghi [26] hanno valutato mediante ECD le giugulari interne di 84 pazienti SM e 56 controlli
riscontrando una prevalenza di CCSVI del 50% nel gruppo SM e del 36% nel gruppo dei sani. La differenza non è
risultata statisticamente significativa.
Lo studio giapponese di Tanaka M [27] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 17 pazienti SM e 11 pazienti
NMO riscontrando una prevalenza di CCSVI del 0% nel gruppo SM e del 0% nel gruppo dei NMO.
Lo studio greco guidato da Tsivgoulis G [28] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 42 pazienti SM e 43
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 2% nel gruppo SM e del 2% nel gruppo dei sani. La differenza
non è risultata statisticamente significativa.
Lo studio americano guidato da Zivadinov R [29] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 59 pazienti SM e
39 controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 79.7% nel gruppo SM e del 18.2% nel gruppo dei sani. La
differenza è risultata statisticamente significativa. (p<0.0001).
Lo studio italiano guidato da Bavèra P M [30] ha valutato mediante ECD 493 pazienti SM riscontrando una
prevalenza di CCSVI del 88%.
Nota: questo studio non era incluso nell’analisi del Comitato Scientifico dell’ISNVD
Lo studio italiano multicentrico guidato da Bastianello S [31] ha valutato mediante ECD 710 pazienti SM su sei centri
(cinque italiani e uno canadese) riscontrando una prevalenza di CCSVI del 86%.
Nota: questo studio non era incluso nell’analisi del Comitato Scientifico dell’ISNVD
Uno studio polacco guidato da Zaniewski M [32] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 181 pazienti SM e
50 controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 82% nel gruppo SM e del 14% nel gruppo dei sani. La
differenza è risultata statisticamente significativa (p<0.0001).
Lo studio danese guidato da Blinkenberg M [33] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 24 pazienti SM e 15
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 4,1% nel gruppo SM e del 13,3% nel gruppo dei sani.
Lo studio polacco di Simka M et al. [34], ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 58 pazienti SM
riscontrando una prevalenza di CCSVI del 92,2%. Il risultato sonografico è stato quindi comparato con quello
venografico.
Lo studio serbo guidato da Radak [35] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 64 pazienti SM e 37 controlli
riscontrando una prevalenza di CCSVI del 42% nel gruppo SM e del 8.1% nel gruppo dei sani. La differenza è
risultata statisticamente significativa. (p<0.001).
Lo studio italiano guidato da Amato MP [36] ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 15 pazienti SM e 16
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 33,3% nel gruppo SM e del 25% nel gruppo dei sani. La
differenza non è risultata statisticamente significativa.
Lo studio iraniano di Mehrpour M et al. [37], ha valutato mediante ECD le giugulari interne di 84 pazienti SM e 115
controlli riscontrando una prevalenza di CCSVI del 22.6% nel gruppo SM e del 10.4% nel gruppo dei sani. La
differenza è risultata statisticamente significativa (p=0.019).
Lo studio italiano guidato da Ciccone MM [38] ha valutato mediante ECD 277 pazienti SM al fine di misurare la
variabilità interoperatore nella valutazione ad ultrasuoni dei pazienti SM e collegare i marcatori ecografici ai sintomi
clinici della SM e al grado di disabilità. Le conclusioni dello studio evidenziano l’alta correlazione tra CCSVI e SM e
la riproducibilità dell’esame tra due operatori.
Nota: questo studio non era incluso nell’analisi del Comitato Scientifico dell’ISNVD
La meta analisi degli esperti del Canadian Institutes of Health Research coordinata da Laupacis
La significatività del complesso dei risultati sonologici di correlazione CCSVI-SM pubblicati è stata misurata
mediante uno studio di meta-analisi [39] dei dati pubblicati a luglio 2011 condotto da un gruppo multidisciplinare di
esperti del Canadian Institutes of Health Research, coordinato da Laupacis. La meta-analisi è un metodo statistico che
integra i risultati provenienti da più studi clinici, mirando ad ottenere un unico indice quantitativo di stima che
permetta di trarre conclusioni più forti di quelle tratte sulla base di ogni singolo studio. Gli studi pubblicati vengono
selezionati ed “arruolati” nella meta-analisi sulla base di precisi e dichiarati criteri che premiano la qualità
metodologica, la consistenza numerica e quindi l’attendibilità dei risultati. Su una base di 466 studi esaminati, il
gruppo di esperti canadese, ne ha arruolati 18, di cui 8 di carattere diagnostico-sonologico.
Sul complesso dei dati degli 8 studi sonologici, si è riscontrata una differenza di prevalenza della CCSVI altamente
significativa tra soggetti SM e controlli: Odds ratio (OR) = 13.5 (p=0,002), il ché sta ad indicare che la CCSVI è 13
volte più frequente nei pazienti SM che non nei sani, ovvero conferma una associazione molto forte tra CCSVI ed SM.
La differenza risultava inoltre ancora significativa (OR = 3.68, p = 0,02) anche ad una analisi più conservativa,
eliminando gli studi iniziali di Zamboni ed inserendo uno studio in cui la CCSVI non era stata riscontrata in alcun
paziente.
A conclusione dello studio gli autori sostengono che siano comunque necessari ulteriori studi per sancire
definitivamente la presenza di una associazione tra CCSVI ed SM, a causa della variabilità dei risultati negli studi
arruolati. Noi siamo del parere che, poiché la variabilità è integrata nel calcolo del livello di significatività statistica, la
elevata significatività riscontrata sancisca definitivamente l’associazione tra CCSVI ed SM, fermo restando il fatto che
sia comunque da perseguire una riduzione della variabilità dei risultati dell’indagine sonologica e che sulla natura
della associazione resta aperto il dibattito.
Va ricordato che la meta-analisi condotta da Laupacis ha convinto il governo canadese a finanziare uno studio
interventistico sulla CCSVI, a conferma del fatto che la forte associazione CCSVI-SM è stata data per assodata.
Studi sonografici di correlazione e di valutazione del flusso – Analisi del Comitato Scientifico dell’ISNVD
Sono stati inoltre pubblicati, in relazione alla CCSVI, alcuni originali studi di valutazione sonografica delle vene che
supportano l’idea di un flusso venoso cerebrale in uscita compromesso nelle patologie neurologiche.
Nello studio giorgiano di Todua FI et al. [40] sono state studiate le vene intra ed extra craniche mediante sonografia
doppler in un gruppo di 114 pazienti neurologici non SM e 36 controlli sani riscontrando significative alterazioni del
flusso delle vene intracraniche.
Nello studio ucraino di Gongal’skii VV et al. [41] sono state studiate le vene intracraniche mediante sonografia
doppler in un gruppo di 70 pazienti neurologici presentanti sintomi che suggerivano anomalie venose cerebrali. Gli
autori hanno riscontrato significativi disfunzionamenti nella grande vena di Galeno.
Nello studio italiano di Zamboni et al. [42], sono state indagate mediante sonografia doppler le vene giugulari interne
e vertebrali di 277 pazienti SM, trovando correlazioni statisticamente significative tra i riscontri sonografici e le
caratteristiche cliniche della SM.
Nello studio italiano di Zamboni et al. [43] sono state indagate mediante sonografia doppler le vene giugulari interne e
vertebrali e mediante risonanza magnetica (MRI) il flusso cerebrale in un gruppo di 16 pazienti SM e 8 controlli. Sono
state evidenziate associazioni statisticamente significative tra i riscontri sonografici e la compromissione del flusso
sanguigno.
Nello studio italo spagnolo guidato da Monti L [44] gli autori hanno studiato il flusso in uscita nelle vene del collo
mediante sonografia doppler in 52 pazienti SM e 27 controlli sani. Hanno riscontrato un modello di deflusso
statisticamente differente nei pazienti SM rispetto ai sani.
Nello studio italiano di Mancini et al. [45], è stato studiato il tempo di contrasto al bolo ecografico (un parametro
legato al tempo di transito del sangue nella circolazione cerebrale) tra l’arteria carotidea e la vena giugulare mediante
ultrasonografia con contrasto in un gruppo di 103 pazienti SM e 42 controlli sani. Hanno riscontrato un tempo
prolungato nei pazienti SM rispetto ai controlli (6.47sec vs 5.54 sec). La differenza risultava statisticamente
significativa (p<0,001). Inoltre, gli autori hanno rivelato una prevalenza del 77% di CCSVI nei pazienti SM e del 28%
nei controlli. Questa differenza è risultata statisticamente significativa (p <0,0001).
Nello studio americano di Zivadinov R et al. [46] sono state studiate le vene extracraniche mediante sonografia
doppler in un gruppo di 10 pazienti SM e 6 controlli sani, riscontrando una buone concordanza tra la sonografia e la
venografia con catetere.
La correlazione secondo i riscontri con risonanza magnetica venografica pubblicati – Analisi del Comitato Scientifico
dell’ISNVD
I risultati degli studi che hanno utilizzato questo modalità diagnostica sono molto incoerenti. Mentre alcuni autori non
sono stati in grado di dimostrare l’esistenza di anomalie, altri hanno trovato evidenti differenze tra pazienti con
sclerosi multipla e soggetti di controllo, confermando così l’esistenza della CCSVI come entità clinica. Da notare che
gli studi negativi hanno utilizzato i protocolli standard di risonanza magnetica, mentre gli studi positivi hanno
applicato tecniche di imaging molto sofisticate. Questo suggerisce che la CCSVI non può essere diagnosticata con
risonanza magnetica standard, ma è necessario un apposito protocollo “venoso”. In questo contesto, i risultati di molti
studi che hanno utilizzato la risonanza magnetica per indagare le vene extra-ed intracerebrale dovrebbe essere
interpretati con grande cautela.
Nello studio olandese di Wattjes MP et al. [47] sono state studiate le vene extracranice mediante risonanza magnetica
venografica in un gruppo di 20 pazienti SM e 20 controlli sani riscontrando anomalie vascolari nel 50% degli SM e nel
40% dei controlli. La differenza non è risultata statisticamente significativa.
Nello studio tedesco di Ertl-Wagner B et al. [48] sono state esaminate mediante risonanza magnetica venografica le
vene del collo di 27 pazienti SM, 27 controlli sani e 26 pazienti di emicrania. Sono state riscontrate differenze
statisticamente significative nel flusso in uscita tra il gruppo SM e il gruppo di controllo. Simili anomalie di flusso
sono state riscontrate nel gruppo di pazienti di emicrania, con differenze non significative tra il gruppo SM e dei
pazienti di emicrania.
Nello studio americano di Zivadinov R et al. [23] sono state studiate le vene extracraniche mediante sonografia
doppler in un gruppo di 10 pazienti SM e 6 controlli sani, riscontrando scarsa concordanza tra la risonanza magnetica
e la venografia con catetere.
Nello studio americano di Zaharchuk G et al.[49] sono state indagate mediante risonanza magnetica venografica le
vene extracraniche in un gruppo di 39 pazienti SM e 33 controlli sani. E’ stata riscontrata una buona correlazione tra la
risonanza magnetica e la venografia con catetere nella ricerca delle stenosi, mentre solo una corrispondenza pari in
termini di deflussi collaterali.
Nello studio polacco di Hartel M et al. [50] sono state indagate mediante risonanza magnetica venografica le vene
giugulari interne in un gruppo di 830 pazienti riscontrando un flusso rallentato nel 98% dei pazienti.
Nello studio americano di Haacke EM et al. [51] sono state studiate le caratteristiche di flusso delle vene giugulari
interne mediante “contrast-enhanced time-resolved MR angiography and time-of-flight MR venography” in un gruppo
di 200 pazienti SM, riscontrando anomalie nel 68% dei pazienti.
Nello studio americano di Feng W et al. [52] sono state studiate le caratteristiche di flusso delle vene giugulari interne
mediante “contrast-enhanced time-resolved MR angiography and time-of-flight MR venography”in un gruppo di 200
pazienti SM e 18 controlli. Nei controlli e nei pazienti SM senza stenosi delle vene giugulari il flusso totale della
giugulare normalizzato al flusso totale arterioso era 75,12 ± 12,22%, mentre nei pazienti con SM con stenosi della
vena giugulare superiore era 63,93 ± 16,08%(p <0,0001),e con stenosi della vena giugulare inferiore era 52,13 ±
20,71%(p =0,001).
Nello studio americano di Zaniewski M et al. [53] sono state indagate le vene extra e intra craniche con sonografia
doppler secondo i criteri di Zamboni e piccole vene cerebrali utilizzando la risonanza magnetica SWI in 59 pazienti
SM e 33 controlli sani. I pazienti con diagnosi di CCSVI mostravano una significativamente alterata vascolarizzazione
venosa intracerebrale.
FONTE: i dati scientifici precedentemente riportati sono estrapolati dal parere fornito dal Comitato Scientifico
dell’International Society for Neurovascular Disease (ISNVD, Società Internazionale Malattie Neurovascolari) del 28
aprile 2012 a firma del suo Presidente, prof. Marian Simka. Tale parere si basa solo sull’analisi delle ricerche originali,
pubblicate in peer-reviewed su riviste mediche ed esclude quindi recensioni, opinioni, prese di posizione o articoli
pubblicati sulla stampa non specialistica.
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7 gennaio 2013
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