Ambiente, Immunità e Coronavirus: Ruolo della Micomedicina

Riassunto: Una carrellata scientifica su quanto risulta possano incidere i cambiamenti climatici uomo-indotti  sull’attuale recrudescenza epidemica del Covid-19 e sulle connessioni con la risposta immunitaria delle popolazioni. Per ultimo due presidi fondamentali della Micomedicina contro il Covid-19: Cordyceps militariis e sinensis  e Fomitopsis officinalis

Cambiamento climatico, ma anche deforestazione, pratiche agricole senza regole, allevamenti intensivi, perdita della biodiversità. E su tutti, la globalizzazione. Di questo, ed altro, è figlio il SARS-Cov2 o Covid-19. Un collegamento, apparentemente difficile da capire, ma lo possiamo invece intuire secondo  l’ipotesi più accreditata (il salto di specie all’uomo dal virus proveniente dai  pipistrelli passando per qualche animale intermedio); secondo questa ipotesi si è trattato di una catena di eventi inizialmente rari, che si sono poi amplificati ed espansi in modo esponenziale favoriti  proprio dai cambiamenti climatici e da situazioni conseguenziali ed innaturali fonte di reiterati contatti pipistrello-animale—uomo anche connessi all’uso alimentare o altro. Se guardiamo alle malattie infettive emergenti negli ultimi 70-80 anni usando ad esempio modelli di distribuzione spaziale, il rischio più elevato è nelle aree ad elevata biodiversità ma in cui vi sia anche una elevata densità di popolazione con crescente consumo di territorio ed elevati livelli di inquinamento.

Maggiori informazioni

Funghi Bionici

Grazie a dei “capillari” di grafene, realizzati con la stampa 3D e applicati accanto alla rete di alghe, i ricercatori sono riusciti a immagazzinare gli elettroni rilasciati dai batteri durante la fotosintesi

Una rete di alghe azzurre (cianobatteri), realizzata con la tecnica della Stampa 3D, distribuita sulla superficie di un comunissimo champignon, mentre dei ‘capillari’ di grafene immagazzinano la corrente elettrica. Si tratta dell’esperimento realizzato da un gruppo di ricerca dello Stevens Institute of Technology del New Jersey, coordinato dai ricercatori Manu Mannoor e Sudeep Joshi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nano Letters.

Non è una novità del resto, e non c’è da stupirsi più di tanto perché in natura esistono molti organismi capaci di interagire l’uno con l’altro, alcune volte stabilendo una relazione di simbiosi di cui beneficiano entrambi. Proprio per questo, i ricercatori hanno voluto realizzare una simbiosi artificiale tra i funghi e le alghe azzurre: in questo tipo di simbiosi, i funghi forniscono un riparo, umidità e nutrimento alle alghe, mentre quest’ultime donano ai funghi l’energia necessaria per la fotosintesi.

Energia green: dai Led alla bioluminescenza

In questo contesto vediamo l’applicazione del grafene, il materiale rivelazione di questo decennio: grazie a dei “capillari” di grafene, realizzati con la stampa 3D e applicati accanto alla rete di alghe, i ricercatori sono riusciti a immagazzinare gli elettroni rilasciati dai batteri durante la fotosintesi, producendo così bio-elettricità. Inutile sottolineare che la corrente, generata da un singolo fungo, non è sufficiente ad alimentare un apparecchio elettronico; tuttavia una serie di funghi bionici potrebbe produrne abbastanza per accendere una luce a Led e la stampa 3D troverebbe applicazione con altre specie di batteri per svolgere funzioni utilicome la bioluminescenza.

“Per la prima volta abbiamo dimostrato che un sistema ibrido può incorporare una simbiosi artificiale tra due diversi regni microbiologici” – commenta Sudeep Joshi, uno dei coordinatori del team di ricerca. “Un risultato che permette di immaginare enormi opportunità per la prossima generazione di applicazioni bio-ibride come batteri che possono brillare, sentire le tossine o produrre carburante” – conclude l’altro coordinatore, Manu Mannorr.

Maggiori informazioni

DOPO LA CANNABIS ORA E’ LA VOLTA DEL FUNGO PSILOCYBE NELLE CURE PALLIATIVE..e LA PSILOCYBE cubensis è alla base dell’EVOLUZIONE UMANA?

Prestigiosi Centri di Ricerca in US (Johns Hopkins University e N.Y. University) ed in Europa (Imperial College di Londra) riscoprono i poteri dei funghi allucinogeni (che contengono sostanze LSD simili), come il genere Psilocybe. Le ricerche in corso dimostrano effetti positivi su alcolismo e tossicodipendenza ma anche, e soprattutto, nelle gravi depressioni e nell’angoscia tipica dei malati di cancro terminali. Secondo questi studi basterebbe una dose di pochi mg (10) di Psilocibina (molecola simile all’LSD) per “resettare” il cervello ovvero una forte scossa allucinatoria che agendo come l’Elettroshock, permetterebbe (gli studi sono ancora molto recenti)un normale funzionamento del cervello libero da depressione e dipendenze per molti mesi. Il razionale,(secondo gli studi inglesi del 2017 sulla depressione effettuati con l’ausilio della RMN funzionale che mostra i flussi sanguigni), si baserebbe su un dirottamento dalle regioni del cervello patologicamente iperattive, che vengono pertanto spente, verso altre in precedenza soppresse e con ipoafflusso (amigdala, ippocampo ed aree ipotalamiche, cingolus, corteccia prefrontale etc) portando a galla emozioni, memorie e sensazioni piacevoli sopite risalenti spesso a quando si era bambini, attivando mediatori vari a cascata e memorie a lungo termine, ricollegando, al termine della fase allucinatoria, i fili conduttori e la struttura della propria personalità, rendendo così la volontà e la coscienza più forti. Tutto ciò sarebbe dovuto all’attività della droga sui (semisconosciuti) recettori della Serotonina tipo 2 A (per intenderci sui più noti tipo 1 A agiscono gli antidepressivi SSRI inibitori del reuptake della Serotonina) che verrebbero accesi attivando per molto tempo circuiti neuronali connessi ai centri del piacere, perdurando la produzione di mediatori del piacere (cannabinoidi endogeni, endorfine etc)come se si fosse in uno stato meditativo di persistente benessere.

MAGIC MUSHROOMS

Maggiori informazioni

SOSTANZE ANTICANCRO/ANTINVECCHIAMENTO CONCENTRATE NEI FUNGHI OFFICINALI: La Vitamina della Longevità – Ergotioneina (ERGO)

L’L-Ergotioneina (ERGO) è una sostanza prodotta esclusivamente dai funghi epigei (superiori) che ha delle caratteristiche uniche e interessanti per la salute umana, ma semisconosciuta, poco studiata e quindi poco apprezzata nell’ambito medico. Probabilmente paga il prezzo di far parte del mondo fungino, quindi di un regno dei viventi ritenuto erroneamente, dalla scienza accademica, di scarso interesse scientifico anche se la storia della medicina, a partire dalla penicillina, ha sempre dimostrato esattamente il contrario. Dell’ERGO si sta cominciando a parlare solo adesso, anche in Italia per la possibile azione protettiva sull’endotelio vasale nelle malattie cardiovascolari e nel diabete (Servillo et al. 2017) e per una caratteristica unica tra le sostanze antiossidanti a cui appartiene: può agire indifferentemente sia dentro che fuori la cellula, agisce cioè contemporaneamente da antinfiammatorio fuori dalla cellula e da antiossidante dentro andando a favorire la respirazione cellulare liberando i mitocondri dai ROS (radicali liberi). E questo è possibile grazie ad un proprio sistema di trasporto che attraversa la membrana cellulare che è già presente nelle cellule di molti mammiferi tra cui l’uomo (Grundemann et al. 2005).

Maggiori informazioni

Laricifomes officinalis

Per Funghi officinali (o alla latina Fungi officinalis) si intende una particolare specie di funghi che in natura hanno già visto di possedere principi attivi o medicinali e curativo. E ‘questo il caso dei Laricifomes officinalis ovvero Agarikon così come è conosciuto nel mondo, che contiene principi attivi antitumorali, così come riferisce  il Guru mondiale dei funghi officinali, lo statunitense Paolo Stamets, proprietario della Fungi Perfecti, insieme a molti altri studiosi e aziende in tutto il mondo, che ne promuovono l’uso nelle cure palliative per i malati oncologici. Di seguito una articolo sull’Agarikon  tratto da  Paul Stamets.Maggiori informazioni