FUNGI (officinalis ®): IL CIBO-MEDICINA

The concept of “food as medicine,” rooted in Hippocratic tradition, is applied to mushrooms, whose role lies between nutrition and health. Although often marketed as medicinal, their classification remains debated due to variability in active compounds and the tension between scientific evidence and commercial use. Historically, mushrooms have provided essential nutrients, particularly for poorer populations, serving as a valuable source of proteins and vitamins and contributing to disease prevention. In parallel, some species have been used in ritual and psychoactive contexts. In Japan, widespread and regular consumption of mushrooms has been associated with a marked reduction in stomach cancer and other diet-related diseases, alongside increased life expectancy and improved overall health. Their integration into daily diets across the population has coincided with significant public health improvements. The development of Fungi officinalis® introduces a cultivation method aimed at enhancing key bioactive compounds—such as ergothioneine, vitamin D2, and beta-glucans—linked to antioxidant, anti-inflammatory, immunomodulatory, and antineoplastic effects. These compounds are associated with both the slowing of aging processes and the inhibition of abnormal cell proliferation. Mushrooms are ultimately positioned within a broader biological and ecological framework, in which human health is closely connected to a symbiotic relationship with fungi, suggesting a shift toward a more integrated understanding of life and environmental balance.

“Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”, affermava Ippocrate di Kos (466 a.C.), padre putativo della medicina e autore del celebre Giuramento a cui ancora oggi i medici si conformano eticamente al momento dell’iscrizione all’Ordine.

Questa frase è tuttora attuale e viene spesso richiamata, anche in ambito commerciale, quando si parla di alimenti funzionali, parafarmaceutici o biologici con presunte proprietà salutistiche. Tuttavia, nella cultura moderna, l’accostamento tra cibo e medicina risulta spesso “indigesto”: il termine medicina richiama infatti la malattia, e per questo si preferisce parlare di alimenti con proprietà nutritive o salutistiche.


I funghi “medicinali”: tra scienza e marketing

Dalla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti, grazie anche agli immigrati cinesi, si è diffusa l’idea di alcune specie di funghi coltivati con presunte virtù curative, definiti appunto “funghi medicinali”.

Tuttavia, le sostanze nutrizionalmente rilevanti presenti in questi funghi sono spesso in quantità minime e variabili, rendendo questa classificazione aleatoria e scientificamente discutibile. Se per ottenere un effetto medicamentoso è necessario consumarne quantità elevate, viene meno il concetto stesso di alimentazione, che dovrebbe essere equilibrata, sostenibile e variata.

Di conseguenza, la definizione di “fungo medicinale” è stata spesso percepita più come una strategia commerciale che come una reale categoria scientifica. Nel tempo, il fungo è stato progressivamente spostato dal concetto di alimento a quello di integratore parafarmaceutico, soprattutto in Europa, con risultati alterni e non sempre supportati da evidenze solide.


Il valore nutrizionale tradizionale dei funghi

Fin dall’antichità, i funghi epigei spontanei hanno rappresentato una risorsa fondamentale, soprattutto per le popolazioni rurali più povere. Erano infatti una delle poche fonti disponibili di proteine nobili e vitamine.

Grazie alla possibilità di conservarli essiccati o sott’olio, i funghi costituivano un alimento prezioso, spesso utilizzato in sostituzione della carne, ad esempio sulla polenta durante le fredde serate invernali. In questo senso, rappresentavano un vero “cibo-medicina”, contribuendo anche a prevenire malattie come la pellagra.

Parallelamente, alcune specie di funghi, in particolare del genere Psilocybe, sono state utilizzate in contesti rituali e sciamanici in Sud America e in India per le loro proprietà allucinogene. Oggi questi funghi sono tornati al centro dell’interesse scientifico in ambito psichiatrico, ma questo rappresenta un capitolo a parte.


Il caso Giappone: funghi e salute pubblica

Il paese che più di tutti ha valorizzato i funghi come cibo-medicina è il Giappone. Negli anni ’70, il Giappone presentava la più alta incidenza mondiale di cancro allo stomaco, senza che se ne comprendessero le cause.

Un’osservazione epidemiologica rilevò però che in alcune aree con elevata coltivazione e consumo di funghi, la popolazione mostrava una sorprendente riduzione dei casi di tumore gastrico.

Da questa evidenza partirono rapidamente studi e applicazioni pratiche:

  • introduzione di estratti di funghi nei protocolli terapeutici oncologici (come il lentinano da Shiitake)
  • inserimento sistematico dei funghi nella dieta quotidiana della popolazione (200–300 g a settimana)
  • integrazione dei funghi nei menù di scuole, aziende e ristorazione

In Giappone, la coltivazione dei funghi è regolata rigorosamente e riveste un ruolo quasi istituzionale, con standard qualitativi molto elevati.


Risultati epidemiologici e controversie

Nel tempo, il Giappone è diventato uno dei paesi con:

  • minore incidenza di tumori legati all’alimentazione
  • maggiore aspettativa di vita
  • migliori indicatori di invecchiamento in salute
  • costi sanitari relativamente contenuti

L’utilizzo del lentinano come farmaco oncologico, tuttavia, non ha avuto successo a livello internazionale, principalmente per problemi di riproducibilità e per effetti avversi. Non si esclude che anche la difficoltà di brevettazione abbia influito sulla sua diffusione.

Resta comunque rilevante l’impatto osservato a livello di popolazione, dove il consumo alimentare di funghi ha mostrato correlazioni epidemiologiche significative con il miglioramento della salute generale.


I funghi e l’invecchiamento in salute

L’introduzione regolare dei funghi nella dieta giapponese ha evidenziato effetti a lungo termine sia nella prevenzione delle malattie oncologiche sia nei processi di invecchiamento.

Si ipotizza che alcune sostanze presenti nei funghi agiscano in modo differenziale:

  • rallentando l’invecchiamento cellulare (effetto antisenescenza)
  • contrastando la proliferazione tumorale (effetto antineoplastico)

Tra i principali composti studiati troviamo:

  • ergotioneina
  • vitamina D2
  • beta-glucani

Queste sostanze sono associate ad attività:

  • antiossidante
  • antinfiammatoria
  • immunomodulante
  • antineoplastica

Una visione più ampia: funghi, vita e ambiente

Il concetto di cibo-medicina legato ai funghi non riguarda solo la salute umana, ma si estende all’equilibrio dell’intero ecosistema.

Per comprenderne appieno il ruolo, è necessario superare una visione antropocentrica e considerare i funghi come elementi fondamentali nei cicli biologici e geochimici della Terra.

I funghi rappresentano una delle forme di vita più resilienti, capaci di sopravvivere a condizioni estreme e di contribuire alla continuità della vita sul pianeta. In questa prospettiva, l’uomo non è il centro, ma parte di un equilibrio simbiotico più ampio.


Verso un nuovo paradigma

Accettare il ruolo dei funghi significa adottare un nuovo paradigma basato sulla simbiosi. La salute, sia individuale sia ambientale, dipende dall’equilibrio tra le diverse forme di vita.

In questo senso, l’alimentazione può diventare uno strumento fondamentale per ristabilire questa armonia, seguendo i ritmi della natura e integrando consapevolmente elementi come i funghi nella dieta quotidiana.


Copyright © Dr Maurizio Bagnato 2026

FUNGI E CANCRO FRA CURA E CAUSA: Ruolo della MICOMEDICINA e dei FUNGHI OFFICINALI

Capitolo I

“La congiura del silenzio”

“The conspiracy of silence” by Maurizio Bagnato-MD&Mycologist © Mycomedicine2025

Abstract: The explosion of cancer at a young age, together with the improvement of pharmacological treatment through precision medicine (gene-immuno-therapy), has increased survival but also increased the number of people suffering from multiple neoplasms over time, as well as relapses and outcomes, in need of increasingly expensive treatments and therapies who remain sick with the cancerous disease now to be considered a chronic disease. This fact, combined with the aging of the population in Western countries with increasingly fragile elderly people suffering from chronic polypathologies including cancerous disease, is rapidly bringing the various health systems to the point of no return of sustainability. This situation requires a paradigm shift, that is, moving from disease to health, that is, from a health based on drugs = therapy for the emerging disease,  to the food = nutrient that ensures the maintenance of health through the non-occurrence (prevention) of diseases or most of them before symptoms appear, taken daily with food by the general population and early. There is a brilliant example of active prevention implemented in Japan with mushrooms (FUNGI) and precisely on cancer that cannot be talked about, where the conspiracy of silence is imposed. The Japanese Health Authorities in the 70s, due to stomach cancer of which they had the highest incidence in the world, throught the observation of peasants who grew and ate mushrooms, they found a low incidence of cancer compared to the rest of the population. Therefore the Japanese government decided about 30 years ago to include mushrooms as a recommended weekly food ration for about 300 grams,  currently becoming the population with the lowest incidence of cancer not only gastric but of all those related-related nutrition of the world (about 80% including prostate, breast, pancreas, intestine, liver, esophagus, etc etc) in addition to the clear reduction in all other chronic diseases. This fact, improving the health of the population in general and in particular with implications on the longevity and quality of life of the elderly themselves, has had great repercussions on the Japanese Health Service, which is one of the most efficient and sustainable in the world. Japan is the country where the mushrooms, due to the results obtained, enjoy a particular status: Cultivation is regulated a State Monopoly level, with particular methods to obtain the required nutritional quality and from which some steps of the patented “Fungi officinalis” method were taken. Further confirmation is that of the Pennsylvania State University (USA) group of Djibril M. Ba et al. of 2021, a study published in Advances in Nutrition, entitled: “Higher mushrooms consumption is associated with lower risk of cancer: a systematic review and Meta-analysis of observational studies “, a large meta-analysis of observational studies on the subject published in major international scientific journals from 1966 to 2020 (54 years!!) whose results confirm the halving of the cancer risk (-45%) with just 18 grams of fresh mushrooms per day (not even 140 grams / week about half of the Japanese) with a cancer risk tending to zero, which confirms the results of Japan, proportionally increasing the amount of mushrooms taken with the diet. But the researchers say even more: they point to the substance contained in mushrooms: ERGOTHIONEINE (the longevity vitamin according to Prof. Bruce Ames) which for its unique characteristics both among natural substances and among synthetic ones, as  an intracellular antioxidant and extracellular anti-inflammatory (dose-dependent and without the possibility/effects of accumulation), is considered the major author of these incredible results, together with the fungal species where it is most contained: Pleurotus spp, Shiitake, Maitake, Hericium etc etc or in commonly cultivated/cultivable mushrooms.. That’s why it’s better not to talk about it. it’s too easy, I’d almost say .. Watson elementary! 

Beyond Japan, a study of such importance, published not surprisingly in 2021, in the midst of the pandemic, if it had been a drug, would have been the subject of conferences and publicized for decades, but so much so that we, as medical class, must pass the message that mushrooms are almost vegetables but less digestible and with fewer properties and we must look at them with suspicion because they can also be harmful! The conspiracy of silence continues …

L’impatto del cancro nella nostra società è sempre più devastante: se da una parte l’abbassamento dell’età d’insorgenza è una cattiva notizia, dall’altra è positiva l’aumentata sopravvivenza, tuttavia sono sempre più frequenti i cancri che si susseguono nel tempo nei pazienti apparentemente guariti dove oltre alla recidiva e agli esiti, se ne presentano spesso di nuovi, multipli ed in sedi diverse, tanto da poter parlare di malattia cancerosa quale entità nosografica a sè stante. Gli innegabili risultati della ricerca hanno come corollario l’aumento dei costi delle moderne terapie con farmaci personalizzati (gene-immunoterapici) che stanno suscitando sempre più speranze: sembra che stia avvenendo quello che è avvenuto per l’AIDS, ovvero non si muore più o meglio si muore di meno e comunque si rimanda nel tempo l’exitus. Ma a che prezzo? Queste terapie sono solo per pochi (l’accessibilità è il tema) e comunque costano tanto e quando si riesce a sopravvivere si lasciano eserciti di malati cronici spesso anziani invalidi bisognosi di tutto ma soprattutto di cura e assistenza sanitaria complessa e di farmaci sempre più costosi. La malattia cancerosa o cancro cronico (così per come lo è diventato) anche negli anziani insieme a tutte le altre malattie croniche, unite all’invecchiamento generale della popolazione, creano un mix micidiale rendendo non più sostenibili i costi del SSN che rischia perciò di collassare trascinandosi non solo i conti dello Stato ma anche la stessa tenuta sociale.

Quello che non è più procastinabile è un cambio di paradigma: passare dalla malattia alla salute, cioè dal farmaco=terapia per la malattia emergente, che spesso è solo il sintomo più evidente con cui si manifesta lo squilibrio sotterraneo che sostiene la vera causa, all’ alimento=nutriente, il quale assicura il mantenimento della salute con la non-insorgenza delle malattie o di gran parte di esse prima dell’appalesarsi dei sintomi (prevenzione primaria), preso giornalmente con il cibo dalla popolazione generale e precocemente. In una parola la prevenzione attiva nei tempi giusti. Ma applicare praticamente tali principi, al di là delle enunciazioni di facciata sulla prevenzione buone solo per i convegni ed a condizione di avere già una classe di alimenti-nutrienti adatti e disponibili, non farebbe piacere alle multinazionali del farmaco e perciò non se PUO’ né se ne DEVE parlare nemmeno come ipotesi di studio, né accennare o meglio nascondere quanto è già accaduto e accade nel mondo. Perché l’alimento già c’è e sono i Funghi (FUNGI) e l’esperienza è già stata fatta e da molti anni in Giappone con risultati eccezionali. Questa è una vera e propria “congiura del silenzio” a cui partecipano attivamente la classe medica, i media, OMS, gli stakeholders vari sotto la potente regia di Big-pharma. Perché la prevenzione è vero, non paga.

Tutti coloro che ci seguono conoscono i risultati del più grande studio epidemiologico osservazionale “in itinere” effettuato “sul campo” (meglio “in serra”) svoltosi  sul pianeta Terra e di cui è vietato parlare (la più grande congiura del silenzio),  quello in Giappone di correlazione fra assunzione di una tipologia di alimento – nel nostro caso i funghi (FUNGI) – e la riduzione del rischio cancro nella popolazione giapponese che fino a non molti anni fa era quella con la più alta incidenza di cancro gastrico al mondo. A seguito dell’osservazione risalente agli anni 70 di contadini che coltivavano e mangiavano funghi avendo così una bassa incidenza di Cancro rispetto al resto della popolazione,  il governo giapponese decise circa 30 anni fa di inserire i  funghi come razione alimentare settimanale raccomandata per circa 300 gr, diventando attualmente la popolazione con la più bassa incidenza di cancro al mondo non solo gastrico ma di tutti quelli alimentazione correlata-relata (circa l’80%  compreso prostata, mammella, pancreas, intestino, fegato, esofago, etc etc) oltre alla netta riduzione di tutte le altre malattie croniche. Tale dato epidemiologico, la maggiore evidenza scientifica per i numeri, ha trovato ulteriore riscontro nelle statistiche di mortalità/morbilità del Giappone che è il paese al mondo con  l’età media più elevata insieme all’aspettativa di vita, con indicatori di qualità che mostrano una popolazione anziana longeva ed in buona salute senza, peraltro, l’eccesso di  ricorso all’uso-abuso di farmaci ed in generale alle cure e all’assistenza del SSN, che negli anziani sono complesse e dispendiose, con conseguenziale riduzione della spesa sanitaria pro-capite, liberando così risorse che riescono a conciliare standard di eccellenza prestazionale e compatibilità economica come universalmente riconosciuto per la sanità giapponese. Il Giappone è il paese dove i funghi, per i risultati ottenuti, godono di uno status particolare: la coltivazione è regolata a livello di Monopolio di Stato con metodiche particolari per ottenere la qualità nutrizionale richiesta e da cui sono stati tratti alcuni passi del metodo brevettato “Fungi officinalis”. Qualcuno dovrebbe informare i nostri politici della realtà di questo popolo, noi che abbiamo la seconda popolazione più vecchia al mondo dopo proprio i giapponesi, ma risultiamo difficilmente paragonabili a loro, causa una bassa qualità della vita con scarsa salute soprattutto negli anziani, che invecchiano malati, tant’è che già dal tempo dei romani, da cui discendiamo anche come mentalità (altro tema importante), si identificava la vecchiaia con la malattia “senectus ipse morbus”, la quale sostiene una spesa sanitaria alle stelle e di converso servizi sanitari  scadenti, salvo rare eccezioni, che non riguardano tuttavia gli anziani dove spesso alla vecchiaia e alla malattia viene associato  il termine povertà (politically correct il termine diventa accessibilità).  Sarebbe il caso di riaffermare che insieme a “Prevenire è meglio che curare”, agire nella prevenzione primaria, sugli stili di vita dove da sempre predomina l’alimentazione (a proposito vedasi “dieta mediterranea ”), paga e ripaga nel tempo e rende sostenibili i servizi sanitari. Sempre che si trovi un governo che abbia il coraggio di andare contro gli interessi di Big-pharma.

Un’ulteriore conferma è quella del gruppo della Pennsylvania  State University (USA) di Djibril M. Ba et al. del 2021, studio pubblicato su Advances in Nutrition, dal titolo:” Higher mushrooms consumption is associated with lower risk of cancer: a systematic review and Meta-analysis of observational studies “, una grande metanalisi di studi osservazionali sull’argomento pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche internazionali dal 1966 al 2020 (54 anni!!) i cui risultati confermano il dimezzamento del rischio cancro (-45%) con appena circa 18 gr di funghi freschi in media al giorno (nemmeno 140-150 gr/sett. circa la metà dei giapponesi) con un rischio cancro tendente a zero, cosa che conferma i risultati del Giappone, crescendo proporzionalmente la quantità di funghi assunti con l’alimentazione. Ma i ricercatori dicono ancora di più: indicano la sostanza contenuta nei funghi: l’ERGOTIONEINA (la vitamina della longevità secondo il Prof. Bruce Ames) che per le caratteristiche uniche sia tra le sostanze naturali e sia tra quelle di sintesi, di antiossidante intracellulare ed antinfiammatorio extracellulare (dose-dipendente e senza possibilità/effetti d’accumulo), è ritenuta la maggiore artefice di questi incredibili risultati, insieme alle specie fungine dove è maggiormente contenuta: Pleurotus spp, Shiitake, Maitake, Hericium etc etc ovvero in funghi comunemente coltivati/coltivabili.. per questo è meglio rimuovere e non parlarne.. è troppo facile, direi quasi .. elementare Watson! N.B.: il riferimento alle criminose circostanze dell’esclamazione del detective Sherlock Holmes frutto della fantasia di Sir Arthur Conan Doyle e’ tutto fuorchè casuale.

Al di là del Giappone, uno studio di tale rilevanza pubblicato, non a caso, nel 2021 in piena pandemia, se si fosse trattato di un farmaco sarebbe stato oggetto di convegni e pubblicizzato per decenni, ma tant’è, noi come classe medica dobbiamo far passare il messaggio che i funghi sono quasi ortaggi ma meno digeribili e con meno proprietà e bisogna guardarli con sospetto perchè possono pure far male! La congiura del silenzio continua ..

Dott. Maurizio Bagnato

Medico-chirurgo e Micologo

Specialista in Igiene e Medicina Preventiva

Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni

www.micomedicina.com

Micomedicina©2025

Ambiente, Immunità e Coronavirus: Ruolo della Micomedicina

Riassunto: Una carrellata scientifica su quanto risulta possano incidere i cambiamenti climatici uomo-indotti  sull’attuale recrudescenza epidemica del Covid-19 e sulle connessioni con la risposta immunitaria delle popolazioni. Per ultimo due presidi fondamentali della Micomedicina contro il Covid-19: Cordyceps militariis e sinensis  e Fomitopsis officinalis. 

Cambiamento climatico, ma anche deforestazione, pratiche agricole senza regole, allevamenti intensivi, perdita della biodiversità. E su tutti, la globalizzazione. Di questo, ed altro, è figlio il SARS-Cov2 o Covid-19. Un collegamento, apparentemente difficile da capire, ma lo possiamo invece intuire secondo  l’ipotesi più accreditata (il salto di specie all’uomo dal virus proveniente dai  pipistrelli passando per qualche animale intermedio); secondo questa ipotesi si è trattato di una catena di eventi inizialmente rari, che si sono poi amplificati ed espansi in modo esponenziale favoriti  proprio dai cambiamenti climatici e da situazioni conseguenziali ed innaturali fonte di reiterati contatti pipistrello-animale—uomo anche connessi all’uso alimentare o altro. Se guardiamo alle malattie infettive emergenti negli ultimi 70-80 anni usando ad esempio modelli di distribuzione spaziale, il rischio più elevato è nelle aree ad elevata biodiversità ma in cui vi sia anche una elevata densità di popolazione con crescente consumo di territorio ed elevati livelli di inquinamento.

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Funghi Bionici

Grazie a dei “capillari” di grafene, realizzati con la stampa 3D e applicati accanto alla rete di alghe, i ricercatori sono riusciti a immagazzinare gli elettroni rilasciati dai batteri durante la fotosintesi

Una rete di alghe azzurre (cianobatteri), realizzata con la tecnica della Stampa 3D, distribuita sulla superficie di un comunissimo champignon, mentre dei ‘capillari’ di grafene immagazzinano la corrente elettrica. Si tratta dell’esperimento realizzato da un gruppo di ricerca dello Stevens Institute of Technology del New Jersey, coordinato dai ricercatori Manu Mannoor e Sudeep Joshi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nano Letters.

Non è una novità del resto, e non c’è da stupirsi più di tanto perché in natura esistono molti organismi capaci di interagire l’uno con l’altro, alcune volte stabilendo una relazione di simbiosi di cui beneficiano entrambi. Proprio per questo, i ricercatori hanno voluto realizzare una simbiosi artificiale tra i funghi e le alghe azzurre: in questo tipo di simbiosi, i funghi forniscono un riparo, umidità e nutrimento alle alghe, mentre quest’ultime donano ai funghi l’energia necessaria per la fotosintesi.

Energia green: dai Led alla bioluminescenza

In questo contesto vediamo l’applicazione del grafene, il materiale rivelazione di questo decennio: grazie a dei “capillari” di grafene, realizzati con la stampa 3D e applicati accanto alla rete di alghe, i ricercatori sono riusciti a immagazzinare gli elettroni rilasciati dai batteri durante la fotosintesi, producendo così bio-elettricità. Inutile sottolineare che la corrente, generata da un singolo fungo, non è sufficiente ad alimentare un apparecchio elettronico; tuttavia una serie di funghi bionici potrebbe produrne abbastanza per accendere una luce a Led e la stampa 3D troverebbe applicazione con altre specie di batteri per svolgere funzioni utili, come la bioluminescenza.

“Per la prima volta abbiamo dimostrato che un sistema ibrido può incorporare una simbiosi artificiale tra due diversi regni microbiologici” – commenta Sudeep Joshi, uno dei coordinatori del team di ricerca. “Un risultato che permette di immaginare enormi opportunità per la prossima generazione di applicazioni bio-ibride come batteri che possono brillare, sentire le tossine o produrre carburante” – conclude l’altro coordinatore, Manu Mannorr.

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DOPO LA CANNABIS ORA E’ LA VOLTA DEL FUNGO PSILOCYBE NELLE CURE PALLIATIVE..e LA PSILOCYBE cubensis è alla base dell’EVOLUZIONE UMANA?

Prestigiosi Centri di Ricerca in US (Johns Hopkins University e N.Y. University) ed in Europa (Imperial College di Londra) riscoprono i poteri dei funghi allucinogeni (che contengono sostanze LSD simili), come il genere Psilocybe. Le ricerche in corso dimostrano effetti positivi su alcolismo e tossicodipendenza ma anche, e soprattutto, nelle gravi depressioni e nell’angoscia tipica dei malati di cancro terminali. Secondo questi studi basterebbe una dose di pochi mg (10) di Psilocibina (molecola simile all’LSD) per “resettare” il cervello ovvero una forte scossa allucinatoria che agendo come l’Elettroshock, permetterebbe (gli studi sono ancora molto recenti)un normale funzionamento del cervello libero da depressione e dipendenze per molti mesi. Il razionale,(secondo gli studi inglesi del 2017 sulla depressione effettuati con l’ausilio della RMN funzionale che mostra i flussi sanguigni), si baserebbe su un dirottamento dalle regioni del cervello patologicamente iperattive, che vengono pertanto spente, verso altre in precedenza soppresse e con ipoafflusso (amigdala, ippocampo ed aree ipotalamiche, cingolus, corteccia prefrontale etc) portando a galla emozioni, memorie e sensazioni piacevoli sopite risalenti spesso a quando si era bambini, attivando mediatori vari a cascata e memorie a lungo termine, ricollegando, al termine della fase allucinatoria, i fili conduttori e la struttura della propria personalità, rendendo così la volontà e la coscienza più forti. Tutto ciò sarebbe dovuto all’attività della droga sui (semisconosciuti) recettori della Serotonina tipo 2 A (per intenderci sui più noti tipo 1 A agiscono gli antidepressivi SSRI inibitori del reuptake della Serotonina) che verrebbero accesi attivando per molto tempo circuiti neuronali connessi ai centri del piacere, perdurando la produzione di mediatori del piacere (cannabinoidi endogeni, endorfine etc)come se si fosse in uno stato meditativo di persistente benessere.

MAGIC MUSHROOMS

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